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Rootless tree


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Stasera si è finiti a parlare con due ragazzi del Nord Italia della mia città. Ho fatto vedere foto su Instagram di meraviglie di cibo e paesaggi e vita cheap da respirare a pieni polmoni. Più ne parli e più ti viene nostalgia, anche se poi non è una vera è propria nostalgia, è più una specie di amarezza figlia dell'impossibilità di poter vivere in una città che ti ha regalato migliaia di ricordi e che ti toglie ogni volta il fiato, ma ti fa anche paura e ti ha insegnato a guardarti le spalle e ad affrontare ogni giorno pronta ad ogni evenienza. 
Magari è colpa della mia natura mista, cresciuta in paese, grande nella città, trasferita in una metropoli. Famiglia è il paese, casa è la città, presente e prossimo futuro è la metropoli. Radici in nessun luogo.

Everlasting growth


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Sono andata dal dentista. Sono tornata in Italia e ho voluto fare una pulizia dei denti dopo non so quanto tempo. In realtà ci avevo già pensato a dicembre, ma se il tuo dottore lavora due giorni alla settimana e in quei due giorni cadono le feste comandate, farsi visitare diventa complicato. 
Non mi ha trovato carie, ma ha scoperto che i miei molari del giudizio non smettono di crescere. La storia è che ho i denti del giudizio solo nell'arcata superiore, nell'inferiore non esistono e a detta del dentista  devo ringraziare l'evoluzione. Il problema è che i denti crescono continuamente e se non ci fossero "gli antagonisti" non smetterebbero davvero mai. I miei molari del giudizio non hanno antagonisti, c'è la gengiva che, poverina, prima o poi comincerà a soffrire. Io non ci avevo mai fatto caso, eppure sono davvero leggermente più lunghi degli altri molari. Prima o poi dovrò toglierli e tutto questo è abbastanza ironico, perché io ai denti ci sono stata sempre molto attenta e non ho mai avuto problemi. Inoltre ho smesso di crescere a 12 anni e ho sempre desiderato avere quei 10, 15 centimetri in più che avrebbero fatto la differenza. L'unica parte ossea che invece continua a crescere sono i molari del giudizio. 
Troppo giudizio, senza nessun antagonista. 

Fog


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Ieri e' stata una giornata davvero particolare. La nebbia e' calata su Londra come non si era vista da parecchio e tutto era grigio. I soliti grattacieli erano nascosti e sembrava un paesaggio nuovo, tutto piu' silenzioso e anche un po' tetro, visto che non si vedeva piu' lontano di 50metri. E' stata una giornata lunga e pesante a lavoro. Ho avuto a che fare un professore che era "such a dick" e sono corsa avanti e indietro nel campus per tutto il pomeriggio. Parecchia fretta per finire le correzioni dei compiti. La mia supervisor si fida di me e sono diventata la sua confidente, il che mi onora ma mi ruba parecchio spazio, tempo e fatica mentale. Ho finito la giornata col mio Boss e ho lasciato l'ufficio quasi alle 22. The Cooperative stava per chiudere e cosi' per la seconda volta in 15gg sono rimasta senza latte. Quando stavo tornando a casa ero un po' triste perche' mi sarebbe piaciuto tornare a casa dove dove qualcuno mi avrebbe abbracciata senza chiedere niente piu' e invece sono tornata a casa e il mio coinquilino, vedendomi seduta sul divano con ancora addosso il giubbino, mi ha chiesto "ma perche' che hai fatto oggi?". E pensare che lavoriamo nello stesso posto. L'altro coinquilino invece voleva che andassi nella sua stanza ad ascoltare il racconto della sua uscita con la prof di cui e' ta. E si', lavoro anche con lui. Non so la gente che pensa, come ragiona. Ero distrutta e se non mi fossi chiusa nella mia camera mi avrebbero ammorbato ancora con le loro cose. 

La Noyee - Yann Tiersen


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Ho sempre avuto un senso critico molto sviluppato; qualcuno le chiamerebbe analytical skills , che Wikipedia identifica come "the ability to remain neutral, quickly identify the problem, then offer sound rational solutions omitting emotion by use good reasoning in analyzing a situation and also the ability to problem solve." C'è sempre una certa neutralità in ogni mia relazione sociale, una sorta di zona grigia che pongo tra me e le persone e che mi serve per osservarle da una distanza oggettiva. Ha sempre funzionato, perchè questo mi ha salvata da ogni tipo di dipendenza emotiva e/o affettiva e ogni forzatura di questa distanza si è trasformata in un'invasione che ho sempre arginato allontanandomi di più. Mi hanno anche incolpata di essere poco affettuosa e, da qualche parte in questo blog l' ho già scritto, di non riuscire ad accettare le imperfezioni del mondo.
So di avere una notevole capacità di rimanere neutrale, una volta mi attaccarono persino accusandomi di non prendere mai posizione, di mon avere una idea sulle cose. 
In realtà ascolto tutto e analizzo constantemente. Le persone e il loro modo di agire non sono difficili da prevedere ed anticipare, se si riesce ad osservare con calma. Anche qui, tutti tendono a fidarsi di me e raccontarmi dei loro problemi perchè la maggior parte delle persone adora essere ascoltata, ma se parlassero ad un muro sarebbe ugualmente soddisfacente per loro No, non è una opinione negativa sull'umanità, d'altra parte piace anche a me essere ascoltata. 
Difficilmente rimango stupita dai comportamenti umani, perchè tutti agiamo secondo incentivi e una volta capiti quali questi possano essere, hai chiaro in mente di chi ti puoi fidare e di chi no, quali sono i loro limiti.
La gratuità non esiste, o almeno io l' ho vista pochissime volte. E quando l'ho ricevuta da chi nemmeno poi avevo sufficientemente osservato, mi ha destabilizzato, perché è davvero più unica che rara. Come la riconoscenza. Temo sempre di rimpicciolire  troppo la mia zona di protezione, quando qualcuno fa qualcosa per me, gran parte di chi mi sta intorno mi considera un muro di gomma, senza possibilità di danno, senza nemmeno il diritto ad avere le palle girate senza senso. Comunque queste due qualità, gratuità e riconoscenza, controbilanciano l'asetticità delle mie analytical skills. Faccio le cose senza dover avere necessariamente qualcosa in cambio e so essere riconoscente.
L'aver espatriato ha ridimensionato molti rapporti e non posso negare la delusione nei confronti di alcuni. Chi mi conosce sa la difficoltà che ho nel rimpicciolire la zona grigia, ma è anche e soprattutto colpa mia, che do l' impressione di farmi trovare sempre dalla stessa parte, come se niente fosse cambiato. Certo, se allontanti le persone dal tuo nucleo, alcune di esse sono cosí piene di sè che nemmeno se ne accorgono.

Could you repeat, please?


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La lingua è un problema. Non so dopo quanto tempo ci si abitui. Tutto sommato il grosso lo afferro e comincia ad essere meno frequente il numero delle volte in cui sono costretta a chiedere di ripetere. Mi abitui ad accenti e velocità, anche se prima di rispondere passano quei tre secondi in cui il mio cervello elabora velocissimamente le informazioni e poi si attiva rispondere; nel frattempo fisso il mio interlocutore e sembra che avanti ai miei occhi compaia la clessidra di Windows del caricamento e non è detto che poi sappia spiegarmi al 100%.

Ieri sera sono andata in un pub con degli amici/colleghi ed ero veramente stanca, ma ho trascorso una bella serata, nonostante chiacchierare in inglese sia ancora qualcosa che mi richiede uno sforzo. Ieri avevo vicino a me una persona ed entrambi avevamo difficoltà di comunicazione in inglese, così c'è stato un po' di quel silenzio imbarazzante, nonostante abbia avvertito la voglia di chiacchierare. E ho pensato che fosse proprio un problema che non fosse italiano e forse lui ha pensato lo stesso di me che non ero del suo Paese. Forse è questo che blocca i rapporti in questa città: la gente è così diversa l'una dall'altra che alla fine non si riesce a superare questo muro che può diventare il riuscire a gestire solo una conversazione semplice e banale. 
Devo lavorarci un po' su.

"Le fabuleux destin d'Amélie Poulain"


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"Il Favoloso mondo di Amélie" è un film del 2001. Nel 2001 stavo al ginnasio e avevo 15 anni. 
E' diventato una specie di film cult per indie e sicuramente migliaia di ragazze hanno sognato la pelle diafana della Tautou che aveva pure sdoganato un taglio di capelli imbarazzante per l'80% della popolazione femminile. I capelli corti sono una scelta coraggiosa, dalle mie parti non si vedono altro che chiome lunghe, fluenti e vigorose. Tuttavia io ho sempre portato i capelli corti e forse l'invidia mi fa scrivere.
Dopo il film si è scoperto il piacere di infilare le mani nei sacchi dei legumi e ancora si vedono foto di profilo della piccola Amélie che mangia le more sulle dita. Perché Amélie è proprio indie, da bambina fotografa le nuvole a forma di animali, vive in un mondo suo, è introversa, osserva i particolari, è semplice. "Non ci sono uomini nella vita di Amélie. Ci ha provato un paio di volte, ma il risultato non è stato all'altezza delle sue aspettative." 
Amélie Poulain è andata di moda e se vuoi essere un'alternativa non puoi non inserire il suo film nella lista dei tuoi preferiti, perché è così carino, colorato e così francese ed Amélie fa rimbalzare i sassi nella Senna.

Quando ho visto questo film, per la prima volta, non ero fidanzata. Vado per un'idea, perché non ricordo l'anno esatto in cui l'ho visto. Ero sicuramente ancora lungi dall'esserlo, come ero lungi dall'essere una persona ben definita e vagavo in un limbo di incertezza e desiderio di affermazione. Non di fama, ma semplice accettazione tra simili. Avevo visto questo film e avevo pensato che io ed Amélie avevamo molte cose in comune. A me piaceva giocare con le noci nei sacchi, ho sempre guardato il cielo per indovinare le forme e sono sempre stata attenta ai particolari, soprattutto osservando le persone. Sono sempre stata affetta da una grave forma di empatia, che ho curato con un pizzico di cinismo, col sarcasmo e con la distanza dalle umane disperazioni. Ho sempre avuto un mondo mio in cui stare, una specie di posto in cui chiudersi quando il mare si agitava o l'aria mancava, o semplicemente era il posto dove ero protagonista. E ho condiviso per tanto tempo un suo pensiero: "Il mondo esterno appare così morto che Amélie preferisce sognare una sua vita in attesa di avere l'età per andarsene".

Amélie non è indie, non è nemmeno alternativa, è sicuramente bella, ma non c'è niente da invidiarle. Amélie è una persona sola, curiosa, intelligente e sola. E' circondata da tanta solitudine e tristezza e da persone che hanno parecchie questioni irrisolte, per quanto cerchi di far credere loro che i miracoli esistano. Certamente alla fine le cose si mettono bene per lei ed è questo che forse ha fatto sognare tante ragazze: l'idea che ci sia una versione di noi altrettanto stramba da qualche parte.

Ho rivisto questo film, di cui non ricordavo più molte scene e personaggi, e mi sono goduta ogni singola nota della meravigliosa colonna sonora di Yann Tiersen. Amélie è piaciuta a tutti, tanti l'hanno adorata e tante si sono sentite lei, ma chissà quanta gente si è accorto di avere attorno qualcuno che è come lei e le hanno aperto una porta. 
Il mio primo blog, per un periodo, aveva questa canzone come musica di sottofondo. Se su di lei avevano fatto un film, allora io non avevo niente di strano.



Safety clearance...


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La prima cosa che ho notato una volta arrivata al gate, un anno fa,  fu la macchina della Polizia e allora pensai, che sì, l'aereo mi aveva riportato in patria. E al controllo dei documenti stavo per dire: "Sono italiana, dude, dammi il cinque".

Ieri sono tornata in un posto dove non andavo da parecchio. Veramente non so più da quando, anche se ci ho passato così tanto tempo da conoscerne ogni centimetro quadrato. E' un posto che ho visto crescere e cambiare, essere attraversato da persone, storie, confidenze, ricordi, lacrime, giochi, baci, balli, risate, serate passate a guardare il cielo troppo illuminato. Ci sono arrivata da sola, mi sono persino data una sistemata, perché è il finito il periodo in cui esco di casa esattamente come sono in casa, ed è stato baci e abbracci e cosa stai facendo, ma allora sei tornata, che effetto ti fa essere ritornata, etc. Tutto sommato è stata una bella serata e per la prima volta dopo parecchi anni non avevo quella punta di nausea vedendo certe persone. Ho passato più tempo ad avvertire questa fastidiosa sensazione che a sentirmi completamente a mio agio lì. 

Nell'ultima puntata di Nurse Jackie, un paziente terminale dice alla protagonista che "la Chiesa non ti lascia mai" e non nel senso che è sempre al tuo fianco nel momento del bisogno, ma piuttosto che fa parte di te ed entra così nella tua testa che chiunque tu un giorno sarai, dovrai fare i conti con questa piccola parte di te lasciata in eredità. E' una sorta di tatuaggio indelebile, che magari ti hanno fatto o hai persino deciso di farti tu consapevolmente, di quelli che tieni in un posto nascosto e ne provi sempre un po' vergogna a mostrarlo.
A prescindere da ciò in cui credi, aver fatto parte di una comunità ti renderà in qualche modo affetto da una specie di sindrome di Stoccolma, senza riuscire a fare a meno di qualcosa che ti danneggia e che ha il potere di distruggere il tuo equilibrio mentale.

Io il filo l'avevo tagliato tempo fa, ma il processo di guarigione è lento e per niente semplice. Chi sono oggi viene fuori pure da quello che ho vissuto, ma quello che vivo oggi è assolutamente indipendente da ciò che accade ora lì, anche se coinvolge persone che sono tuttora importanti per me. La distanza di sicurezza, fisica e temporale, che ho messo da quel posto e quello che rappresentava per me ha richiesto grande e fatica, però ha funzionato.

Baby you can drive my car*


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Ho preso la patente il 12 marzo 2005, a diciotto anni e mezzo, e non ho mai veramente guidato. Ci ho provato all'inizio, poi non ce n'è stata mai occasione né necessita. Volevo riprendere e ci ero quasi riuscita, fino al giorno in cui sono uscita con mio padre e il mio ex fidanzato e ho evitato per un pelo un imbecille in motorino che voleva superarmi a sinistra quando stavo girando proprio a sinistra. Ero abbastanza pronta di riflessi da evitare qualsiasi danno a persone e/o cose, tanto che lui sfilò velocemente e niente accadde. Il mio ex-fidanzato tirò fuori quest'episodio spesso, criticando la mia guida, così ho smesso. Aveva da ridire proprio lui che amava i motori, ma non aveva la patente e io pensavo che se non si fidava di me e della mia guida perché avrei dovuto farlo io? Lui voleva che riprendessi la macchina non perché ne avessi bisogno per la mia indipendenza, ma piuttosto perché si aspettava che lo scarrozzassi ovunque. Io, inconsciamente (ma neanche tanto), non avevo la giusta motivazione fino a.

Venerdì mi sono "masterizzata", sabato ho impacchettato le ultime valigie e fatto un lungo viaggio  di ritorno a casa con una persona consapevole dell'importanza di quel viaggio e di quanto ci tenessi  a non farlo da sola, anche se non avevo chiesto niente. 

Ieri mi sono rimessa alla guida e so di essere una persona diversa. L'ho fatto per me e non mi interessa se qualcuno mi rinfaccia un errore compiuto in un giro di prova. Mi fido abbastanza di me e anche se ancora sono rigida e ho un po' di (sana) ansia, anche oggi ho guidato come mai in questi anni. Ho visto portare la macchina a degli incapaci, a delle persone di ottanta anni, possibile che io che ho vissuto in terra straniera, ho fatto un master in inglese e sessanta esami debba spaventarmi per una macchina? No, la mia indipendenza mi è costata fatica, ci tengo a tenermela stretta, non finisce qui.


*The Beatles

I won't be found...


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Ho scritto una preghiera per una delle mie più care amiche che oggi si è sposata. L'ho scritta rivisitando le parole di una canzone di Daniele Silvestri, che, guarda le coincidenze, aveva ripubblicato il suo staff sulla sua pagina FB. E' il primo matrimonio del gruppo di mie amiche a cui vado senza accompagnatore. Vederla nel suo abito bianco e così radiosa guardare suo marito è stato bellissimo. Ma quando mi è toccato andare a leggere mi sono commossa. Ci siamo scritte tante lettere immaginando il nostro futuro, l'abbiamo descritto  e raccontato e desiderato e anche odiato. Dovevo scrivere d'amore in un periodo in cui è il mio ultimo pensiero e a volte, quando li guardo, sono convinta di non essere proprio tagliata per quelle cose là e che se prima credevo di esserlo era perché mi ci sono convinta. Ma il fatto di non saper girare un film non significa che non puoi scriverne bene. Le mie parole sono piaciute, ma le parole sono sempre state il mio forte. Avevo la voce rotta dalla commozione e non è da me, li ho guardati avanti a me e ho pensato che sì esiste la pazzia ed esiste l'Amore. E la mia M. Dolcevita si è commossa e tra noi non c'erano parole, c'era questo legame lungo 13 anni e tanta storia. Ho salutato i genitori non nel solito modo, prendendoli in giro sulla data del prossimo appuntamento, perché la prossima volta che vedrò M. non sarà nella loro casa, ma nella sua. Nella sua da moglie.


"The path of these strange steps take us back..."


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Capita che passi due giorni studiando e chiedendoti cosa fare. Poi trascorri la giornata studiando cose di cui fondamentalmente non è che ti interessi molto, ma non sei sola. Sei circondata da persone che probabilmente non avresti mai avvicinato in altri contesti, ma con cui passi due terzi della giornata e il pensiero che tra meno di due mesi tutto sarà finito ti fa fermare per un attimo il respiro. Persone che hai imparato a conoscere, ma che soprattutto hanno imparato a conoscerti. La serata si chiude guardando la luna sul Golfo, che è già il giorno dopo, ognuno con i suoi silenzi e la sua storia, ma sai che quelle quattro persone ci sono e sono presenza. E in quel breve momento di malinconia che sale dal mare ti giri a guardali e ti stacchi dai pensieri negativi. Anche oggi, per fortuna, si dorme domani.

Nickname, nickfake...


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Odio i nomignoli. Non sopporto gli storpiamenti dei nomi, figuriamoci dei "nomi alternativi". Ho sempre chiamato tutti con il nome di battesimo o con quello con cui volevano essere chiamati. Mi limito a fare elisioni, ma solo per velocità e mai perché mi piaccia farlo.
E' un'avversione relativamente recente, nel senso che odio i nomignoli che danno a me. Nickname o nomignoli affettuosi. Quando ho aperto per la prima volta un blog, nel lontano 2005, mi ero creata la mia identità alternativa utilizzando una parola che aveva un significato e che ho trovato molto utile perché, essendo una parola italianizzata dal dialetto, é praticamente inesistente e mai usata.
Per sei anni, invece, sono stata chiamata con un nome diverso dal mio, un soprannome venuto dai fumetti, che era diventata la mia identità. E alla fine io non ero nemmeno più io. L'unico soprannome che voglio conservare è quello che mi dà mia sorella, che però è anche una delle poche persone che mi conosce davvero. Dagli altri vorrei essere chiamata per nome, che è breve e che secondo me basta e avanza. Possiamo cambiare tutto di noi, ma il nome no, ci vuole troppo tempo e denaro per farlo, e dentro ci sarà sempre tutta la nostra individualità, la nostra unicità. 

Nomen Omen


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Ieri era il mio onomastico. San Turibio de Mogrovejo. Uno spagnolo che faceva di mestiere il vescovo a Lima, in Perù, durante l'epoca dei Conquistadores. Io ho studiato spagnolo perché stavo pensando di partirmene per il Perù a fare servizio civile, senza nessun desiderio di conversioni forzose. Turibio, comunque, deve essere stato un grande rompipelotas, perché durante i venticinque anni del suo episcopato non ha fatto altro che bacchettare il clero asservito agli invasori e schierarsi dalla parte degli indios. E' stato così efficiente che è morto in una cappellina sperduta del Perù, malato, anche se dopo circa centoequalcosa anni è diventato Santo.
C'è questa storia del mio nome e del giorno in cui festeggiare che mi porto dietro da quando sono nata. Di solito mi chiedono se sia un diminutivo, ma può sembrare un diminutivo Turibio? No, non lo è. Se nei documenti ufficiali lo leggete magari è perché è il mio nome di battesimo. E se mi fossi chiamata Chanel o Maserati? I cristiano/cattolici mi chiedono se esista il mio Santo e da questo capisco il livello della loro pratica religiosa: se sono dentro abbastanza sanno che c'è un Santo per ogni nome pensabile, tipo oggi è San Bernolfo, San Secondino, Beata Bertrada e altri n festeggiati. 
Sta di fatto che cominciano ad arrivarmi gli auguri dal 21 e sono tre giorni di messaggi, perché i compilatori di calendari non sono concordi riguardo alla data esatta ed è tuttavia comprensibile, il povero Turibio è finito alla fine del mondo e gli indios sono (quasi) tutti morti. Io festeggio il 23 perché, oltre ad essere il numero dello scemo nella Tombola Napoletana, nel 1986 i miei genitori hanno sfogliato chissà quale calendario e hanno trovato lì il mio nome. Il Martirologio Romano, che è la fonte ufficiale, nonché la Bibbia dei party religiosi, dice 22. Un tempo aspettavo con ansia l'onomastico, sono nata agli inizi di settembre e non festeggiavo mai niente a scuola, il 23 marzo era il mio giorno, con le pastarelle e le bibite e gli auguri. Adesso è solo il giorno giusto per sperimentare la produzione dei dolci, soprattutto quando viene dopo una sessione di esami, nel giorno del riposo.  Pochi se ne ricordano. Pochissimi nel giorno esatto, senza l'aiuto del calendario. Però, considerando che il mio Santo di battesimo protegge le vedove, per cosa festeggiare?

This is not the end. This is not the beginning...


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Di questo periodo devo conservare diverse cose. Dovrei ricordare molte cose, perché in mezzo a tutto quello che ho studiato è passato il mese più complesso e stressante vissuto fino ad ora. Dovrei scrivere di molte che cose e lo farò in disordine, come il mio cervello, veramente stanco, mi suggerirà. E' stato l'ennesimo periodo di prime volte, o meglio, di nuove abitudini, di nuovi giorni. Ho riportato a casa una valigia e uno zaino pieno di quaderni a quadrettoni e libri e fogli. Ho consumato quattro penne. Ricorderò molte cose, sicuramente non il modello di Hotelling con costi quadratici, né il General Method of Moments, ma ricorderò le elezioni politiche così difficili e vissute così da lontano, come se il Paese non fosse il mio. Ricorderò il messaggio delle dimissioni del Papa, la telefonata e la corsa per vedere chi sarebbe stato quello nuovo, perché partecipare alla Storia dà sempre i brividi. Ricorderò la pioggia incessante, i tuoni e il vento ovattati dalle finestre e porte/finestre che non riesco mai ad aprire. Gli stivali distrutti dall'acqua. La tranquillità nel pensare che mi avrebbero accompagnata a casa, ché tanto la giornata passerà al coperto.  Ma ricorderò anche il sole, il cielo tremendamente azzurro, il caldo e il freddo troppo vicini da farci l'abitudine. Un panorama a 360°. La Città della Scienza che brucia. Ricorderò i caffè. Tanti caffè. Per me che non l'ho mai amato è diventato un piccolo rituale, il segnale di inizio, la carezza che riattiva il cervello, l'argine al sonno atavico che non ho mai avuto. Gli occhiali nuovi. Ricorderò chiacchiere e confidenze, voci dai toni insostenibili, sfoghi, tensione, silenzi e risate. Ho riso tanto, ho sorriso nonostante la consapevolezza di avere avanti a me dodici, tredici ore di libri. Ho scoperto che posso studiare fino alle due di notte, ad orari che non credevo esistessero. Posso puntare una sveglia alle 5 per sfruttare meglio la mattina. L'ibuprofene è stata mia compagna nella resistenza. Ricorderò i segni. Le coincidenze. Mezz'ora a parlare di dottorati, schiacciata in un pullman. I fogliettini, la prima volta che ho copiato.  Ricorderò il non riuscire più a distinguere i giorni della settimana, se non dai numeri. I calendari e l'organizzazione, quello che manca e ancora c'è da fare. L'abbraccio del mio cabbage quando tutto era finito e ci stavamo per dividere, ma solo per un po'. La musica. La sana suonata al pianoforte che ho fatto dopo non so più quanto tempo. Quello che scopri di dover ancora studiare alle 23,30 del giorno prima dell'esame. Ricorderò una convocazione e un messaggio. Ricorderò di essere in grado di abbattermi per un'ora e poi di mettere da parte la delusione e ricominciare da zero. Tornare a casa e trovare cucinato. Non sapere più niente di quello che c'è attorno. La pazienza di chi sa aspettare. I messaggi dalle amiche distanti che sono sempre dalla tua parte. Il bacio di mamma sotto al palazzo mentre viene per darmi una mano con le borse, facendomi gli auguri. L'organizzazione di papà per spingere i miei sogni. Le conversazioni non-sense. Sentirsi bene, nonostante tutto. Passa tutto, perché passa sempre tutto. E' il ricordare per cosa siamo passati che fa la differenza.

Ain't got no...


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Stanotte ho sognato che mi cadeva il dente del giudizio dell'arcata superiore. Io i denti del giudizio  li ho solo sopra, non giù. Quelli giù non cresceranno mai, semplicemente non esistono.
Ho sognato che me ne cadeva uno, ma si era disintegrato in tantissimi pezzetti e li tenevo nella mano destra e pensavo che, accidenti, quanti pezzi formano questo dente! Mi sono svegliata metereopatica, che significa pessima giornata. Tuttavia, per tutto il tempo ho avuto in testa questa canzone: 


We’ll fulfill our dreams and we’ll be free...


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I deleted 4.275 files from my computer. Most of them was photos. I saved them on my hard disk, because Past must be saved, but it's not necessary you have to have it before your eyes every single day.

Ready steady go!


Believe it - DuemilaCredici


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Scrivo questo post in italiano. Ho cominciato a scriverlo in inglese, ma ho bisogno di avere chiare le mie parole quando l'anno prossimo, di 31, tornerò a leggere qui e saprò quanta strada ho lasciato alle mie spalle. E forse la lingua che userò la maggior parte del tempo non sarà più l'italiano. Ho avuto un blog per tanti anni perché sentivo la necessità di segnare ogni passo fatto. Ogni pagina girata sul calendario. Di quest'anno ho scritto poco, forse solo il giusto. So di aver vissuto. A febbraio ho perso la mia agenda Moleskine e se credessi nell'infallibilità di certi segni quello sarebbe stato più che eloquente. Avevo agende Moleskine da parecchi anni, vi appuntavo tutto quello che puntualmente dimenticavo. Nei mesi successivi ho utilizzato una piccola agenda rosa(che non è per niente il mio colore), più per la sicurezza di avere qualcosa su cui scrivere che per una vera necessità. I primi tre mesi dell'anno sono stati mesi in cui il mio corpo mi ha mandato dei segnali, che ho fatto finta di non vedere e non sentire. Ci sono stati dei momenti in cui ho creduto di essere finita dentro un tunnel da cui non sarei mai uscita. Mi sono costretta a sostenere un ruolo che non era più il mio; ci sono stati giorni in cui mi sarei strappata il cuore dal petto. Ho scritto poco, ho fotografato poco, mi sono concentrata sull'unica cosa che mi appassionava, la mia tesi. Mi ci sono aggrappata e ho sperato che non finisse mai, che il giorno della discussione non arrivasse mai. Mi sentivo fuori posto ovunque. Ero ossessionata dal mio futuro, da cosa avrei fatto dopo, dalla disoccupazione, dal dover ricominciare, dal voler andarmene, dall'eventualità di continuare a studiare, da dove farlo. E da milioni di dubbi inutili e dolorosi. A marzo, pochi giorni prima di laurearmi ho deciso di partire. Avevo in progetto di fare un master in inglese e allora volevo andare in Inghilterra. Sono letteralmente scappata da qui. Volevo mettermi in pausa, guardare il mondo e respirare. Respirare. 
Prima di partire ho studiato spagnolo, ho fatto un corso di buste paga per immaginare una vita che in realtà non volevo. Non vedevo l'ora che arrivasse quel 3 giugno.
Le sei settimane lì sono quelle che hanno davvero cambiato tutto. Non ne scriverò, perché quel capitolo non si è chiuso lì e ci sono fili che probabilmente mi terranno legata a quel posto per sempre. Sono tornata e ho lavorato. Ho portato con me legami, amicizie preziose, ho dovuto capire quanto coraggio ci vuole per prendere in mano la propria vita, amarsi, darsi una possibilità.
Ho ricominciato da zero. O forse no. Perché ancora studio, non ho un lavoro, non ho più un gruppo, non ho più un numero di telefono preferito, sono sola. O forse no. Perché sono stata sola per i primi sei mesi dell'anno e poi ho smesso.  Ero completamente persa e ho ritrovato la strada. Sono tornata a casa e non avevo più voglia di fuggire, accanto a me ho persone meravigliose che sanno chi sono.  Ho ricevuto i migliori complimenti. Ho riso fino a farmi male la pancia e la faccia. Mi sono sentita apprezzata e stimata, senza finzione. Ho conosciuto nuove persone e nuove storie. Ho viaggiato. Ho visto Londra. Sono rimasta incantata ascoltando una lingua amata sugli autobus. Ho incontrato mondi diversi dal mio. Ho assaggiato sapori nuovi, annusato profumi nuovi. Ho visto due arcobaleni. Ho raccontato del mio Paese. Ho avuto vergogna del mio Paese. Ho preso treni che mi hanno portato ad incontrare le persone del mio futuro. Ho ricominciato a scrivere. Ho ricominciato a fotografare. Non ho avuto più paura di farmi fotografare. Ho rimesso i colori nel mio armadio. Ho camminato molto e amato la città in cui vivo. Ho passato ore a studiare, giorni tra i libri, ma riscaldata da uno dei sorrisi più belli che abbia mai visto. Ho cambiato musica nell'ipod, me ne hanno rubato uno. Mi sono presa cura del mio corpo. Sono dimagrita. Ho apprezzato di nuovo il gusto delle cose buone. Ho smesso di dire quello che gli altri volevano dicessi. Ho tagliato i capelli. Ho abbracciato più spesso. Ho ballato. Ho osato. Ho tagliato via l'eccesso, l'inutile, la zavorra. Ho vissuto giorni senza fine. Sono rimasta senza fiato. Il mio cuore ha battuto forte, davvero forte. Ho sorriso liberamente. Mi sono sentita libera. Ho detto addio a persone meravigliose. Ho detto arrivederci sperandoci ancora. Ho affrontato le difficoltà con nuova consapevolezza. Ho cominciato a fare ciò che è giusto per la mia vita. Ho smesso di sentirmi in colpa per colpe che non ho. Ho capito che non sono sola.  Non mi sono mai sentita sola. Nemmeno per un attimo. Ho capito di essere coraggiosa. Che sono ancora in grado di prendermi cura di qualcuno. Che sono in grado di lasciare che qualcuno si prenda cura di me. Che sono l'unica responsabile del mio futuro. Che qualsiasi prova la vita deciderà di farmi affrontare, so di potercela fare. Che sono davvero fortunata e profondamente grata di poter scrivere queste cose.
Forse davvero mi farò un tatuaggio per ricordare questo 2012.
Non temo il 2013, nonostante sia dispari, è divisibile per tre. Qualsiasi cosa accada, so chi sono, so cosa posso fare, conosco la strada del ritorno. 



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Yesterday someone has stolen my ipod from my backpack. I had a bad exam. I was disappointed and pissed off. Today I had another exam, it was tough but I'm still alive. I'm walking on.
I'm positive, I went through worse things.

Hymn


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The first time I heard this song was short time ago. A dear friend of mine posted this video on my Facebook Timeline. I appreciated it at once, but without thinking about the lyrics. This evening I was getting ready and on the radio I listened to this song. I had a lightbulb moment. I thought about the song until I came home again. I read the lyrics and they caught me unprepared. I looked for the Italian translation just to be sure I had understood anything. I  perfectly did get it all. This is my hymn.

"And I found you with a bottle of wine 
Your head in the curtains 
And heart like the fourth of July" 


The 4th of July was a day so important for me. Somewhat my life changed and I found myself braver. I remember of that moment as the one in which I jumped over the wall and I finally decide to take care of me and take the best.

"My head is on fire 
But my legs are fine 
Cause after all they are mine 
Lay your clothes down on the floor 
Close the door 
Hold the phone 
Show me how 
No one's ever gonna stop us now"

In this period of my life when I feel like everything is screwing up and I'm running in circle, I know I still have my legs and I can walk and carry on.

"When we're miles away 
So we'll come 
We will find our way home..."

I'll always come back. But before I need to find my way home. Somewhere is my home,  I know. I've only to carry on.



it's all about doors.


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Doors. It' s always about doors. I should have kept open some of them and other ones should have been closed or never been opened. So the question is always the same: what the hell do I have to do?
A guy at university says me that I'm always smiling so it seems I'm not a boring person. He is a kind guy and maybe he's right. 90% of time I just smile because it's free and I think it's better give positive energy instead of bad one. People trust me. Even if I have a lot on my plate right now and I'm not sure about my future, I think I'm still a positive person outside. People need someone who says "don't worry, everything's going right" and this is who I am. Ok, this post is supposed to be about doors. I don't know if mine are still closed or open. I'm just trying to float, I feel like nothing is  for ever, each relation I'm building as well.

Shit happens


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There was a too long series of misfortunes during the last week and I've had enough, I hope it's over.
Finally I realized I also lost my Peanuts Moleskine organizer, I'm really sad. I feel really uncertain about my thesis, literally abandoned by my professor. Why does it have to be always so hard? I would like to sleep until April, I have bellyache continually and now I'm also without my organizer :( I'm really really tired.