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"Lightness for me goes with precision and determination, not with vagueness and the haphazard. Paul Valéry said: “Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume” (One should be light like a bird, and not like a feather)".
Be light, Happy 2015!!!

E' stato un anno lunghissimo. E nemmeno ricordo tutto quello che e' successo. Ho traslocato, ho visto Parigi, ho trovato l'Amore. Ho smesso di fare progetti sul lungo periodo, che brutto vizio. Non so molto del 2015, traslocherò, non so cosa ne sarà del mio lavoro, ci sarà un matrimonio, ci sarà ancora l'Amore. Quello che mi ha insegnato Londra e' proprio a non fare troppi programmi, a vivere ogni giorni, ma a credere sempre nei propri obiettivi. So dove voglio essere, con chi voglio essere e dove voglio andare. No matter what happens, life goes on.

Dell'amore e di altri malanni


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Non mi ricordo più cosa significa essere innamorati. Non credo che esista una definizione precisa di amore, una efficiente bullet list da spuntare per capire se si hanno tutti i sintomi dell'innamoramento. Sono stata in una relazione di lunghissimo termine e tutto sommato mi sembrava che fosse più o meno tutto questo, l'amore, non doversi presentare, spiegare troppo e fa niente se l'immagine che si era data era passata ed ormai si è totalmente cambiati. 
Poi sono arrivate le farfalle e il tavolo è stato rovesciato, come dicono da queste parti.
Cosa ti fa dire di essere innamorato? Pensare una persona un tot numero di ore, desiderare di trascorrere più tempo possibile con lei, immaginarsi insieme, un legame speciale, cosa fa dirti di essere innamorati?
Ho un formicolio al braccio sinistro, mi sta per venire un infarto. Ho improvvisamente difficoltà a parlare, forse è un ictus. Mi fa male il cuore, forse è amore?

Vedi cara...


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Vedi cara, è difficile a spiegare, 
è difficile parlare dei fantasmi di una mente. 
Vedi cara, tutto quel che posso dire 
è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente. 
Vedi cara, certe volte sono in cielo 
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà. 
Vedi cara, è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 

Oggi è un giorno strano. Più che altro è una data particolare. Una data che per molto tempo è stata piena di sogni e desideri, di futuro da costruire. Un anniversario festeggiato che sarebbe diventato per sempre. 

Ogni giorno sono differente, ogni giorno da quasi due anni. E attorno a me le cose cambiano costantemente. Non è sempre semplice, ma c'è movimento e "panta rei" è sempre stata una cosa buona e giusta. 

Vedi cara, certe crisi son soltanto 
segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire. 
Vedi cara certi giorni sono un anno, 
certe frasi sono un niente che non serve più sentire. 
Vedi cara le stagioni ed i sorrisi 
son denari che van spesi con dovuta proprietà. 
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 

Ho avuto per parecchio tempo qualcosa dentro che voleva uscire e se non mi fossi allontanata non sarebbe mai uscita. Le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà.

Non capisci quando cerco in una sera 
un mistero d' atmosfera che è difficile afferrare, 
quando rido senza muovere il mio viso, 
quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare, 
quando sogno dietro a frasi di canzoni, 
dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà... 
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 


Dietro a ciò che non sarà. Ci sono giorni che non mi sento per niente pronta. Che ne ho abbastanza delle relazioni, della fatica che c'è dietro ogni rapporto coltivato, di quelli nuovi, così fragili ed incerti.

Non rimpiango tutto quello che mi hai dato 
che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora, 
anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perchè 
questo tempo dura ancora. 
Non cercare in un viso la ragione, 
in un nome la passione che lontano ora mi fa. 
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 


Tu sei molto, anche se non sei abbastanza, 
e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi, 
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, 
tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi. 
Io cerco ancora e così non spaventarti 
quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua! 
Sii contenta della parte che tu hai, 
ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa. 
Cerca dentro per capir quello che sento, 
per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà... 
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già...

Oggi è un giorno come un altro. Passato in giro e in compagnia. C'è parecchia strada avanti.
Non mi stanco di camminare.

Credits: thanks to Fabrizio De André


I like to move it


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Per la terza volta in 6 mesi cambio casa. Ho anche firmato il contratto per i prossimi sei mesi. Ho un biglietto aereo che mi riportera' a casa per quasi 20 giorni e adesso ne avverto davvero la necessita'. Ho cercato casa, e fortunatamente l'ho trovata, in un momento in cui si sono affollate parecchie cose, c'erano troppi pensieri. Ho trovato una bella stanza grande ed economica, mi preoccupa il fatto che in casa saremo sei, anche se so che alla fine la mia stanza sara' il posto dove potro' passare la maggior parte del tempo. Sono flessibile ed adattabile. Ho voglia di tornare a casa e rivedere le facce di sempre. Lo so, che dopo una settimana avro' di nuovo voglia di tornare indietro, ma durante questo mese, la visita di mia sorella e di una delle mie migliori amiche mi ha fatto rendere conto di quanto mi sia sentita sola.


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Domani metterò su la mia giacca di ordinanza, la camicia del mio colore preferito e andrò alla mia vecchia Università a cercare di offrire un posto di lavoro a quelli che frequentano quest'anno il mio Master e a vedere se riusciamo a mettere su un ponte Erasmus. Ovviamente non vado da sola, sarò con la mia supervisor, ma questo non cambia che sia un giorno particolare, come se avessi saltato il tavolo e fossi passata dall'altro lato della cattedra. 
Oggi sono andata al mare, il tempo è stato clemente e, nonostante il raffreddore, ho messo i piedi a bagno. Non mi sono mai sentita di appartenere ad un posto preciso, però ho sempre saputo di appartenere al mare. Un giorno un collega mi ha chiesto se mi capitasse di stare senza pensare a niente, allora gli risposi che il mio cervello non stacca mai, infatti persino la notte mi tiene sveglia. Oggi, invece, dovrei rispondere che c'è un posto dove davvero non penso più niente...al mare. Ho trascorso un'ora e mezzo e non ricordo cosa sia passato per la mia testa. We all go back to where we belong.

Fog Part II


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It was so frustrating today. I invigilated for an associated exam, that means Erasmus students doing exams. There were 20 people and I spent two hours just looking at them while they were writing. Bloodly boring. There were only two guys who tried to cheat and they were Italian. It was disappointing so I told them "stop behaving like Italians" in Italian. If your behavior is bad it becomes so easy to point out how "Italian" you are. After having invigilated I had other administrative tasks and so going up and dow in the Department.  I eventually went to my Boss' lecture. At the end of class he always wants to talk with me and I am not so happy since my English really sucks at end of the day. By the way, we talked about Japan and then told me he is going to give a special feedback to the Head of School about me and my work. He repeated three times that I deserve it. I tried to play down the importance of what I've done, especially because this is the only way I know to do my job. Yesterday I was so tired as to cry and today I was walking listen to my music and smiling, and it's not just because he is a big wig, but because I used my usual approach and even if he is a kind of genius, he has also some weakness. 

Never underestimate the power of empathy.

"Let's finish what we've started"


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Tornare nel posto che ha letteralmente cambiato la tua vita non e' mai facile. La verita' e' che quest'estate ero con sorella, c'era il mio compleanno e c'era questo grande passo di nuova vita a Londra a un passo dal venire. E' stato uno dei viaggi piu' straordinari che abbia mai fatto, ma era una vera e propria vacanza.
Questo week end e' stata una nuova prima volta. Ho dormito nel letto in cui ho scritto la mail che ha spezzato la catena che mi stava soffocando. Ho reincontrato l'amica V. nel posto in cui eravamo solite darci appuntamento per uscire. C'erano le luci di Natale, i mercatini, tantissima gente. Entrambe avevamo i nostri giubbini pesanti e le nostre vite nuove di zecca. Entrambe con i brividi nel rivedere quei posti cosi' importanti per noi, cosi' meravigliosi e anche un po' dolorosi. C'era una black forest hot chocolate a coccolarci, il nostro Costa Caffe' in Piccadilly.  "Just because everything's changing doesn't mean it's never been this way before." Ho trascorso due notti a chiacchierare, a parlare, sedute sul letto con un barattolo di cioccolatini. Questi mesi qui mi hanno resa molto indipendente. C'e' stato un momento della mia vita in cui ho pensato che non sarei mai riuscita a stare da sola e questo mi stava quasi distruggendo. In Patria hai il conforto di avere "sotto mano" qualcuno in caso di necessita', ma qui ci sono dei constraints notevoli, tipo il telefono, internet e la dipendenza dallo smartphone. Essere abbracciati, ascoltati, consolati, o semplicemente non dover dimostrare che tutto va ed e' andato sempre bene, manca.  Ho passato ore a guardare una bimbetta di quattro mesi sorridermi. E' stato anche il momento di fare due conti. E mi sono resa conto che sono forte e indipendente e sono anche tremendamente incapace di lasciare che qualcuno si occupi di me. Ho realizzato che sei anni non si chiudono cosi' e non e' per l'amore che non c'e' piu' da un gran bel pezzo, ma perche' non ho proprio la capacita' di "rely on someone else". Cosi' ho persino pianto, quando P mi ha detto "look at you, in this room after one year!" Perche' mi ha fatto l'elenco delle cose che ho fatto e lei si' che ha visto la mia pelle cambiare. It's Lea's time, she said, you are so beautiful, the nicest person I have ever met. E mi sono resa conto che ci sono ancora tante cose su cui devo lavorare.
Ho un paio di calzettini microscopici appesi al letto, vicino al calendario delle cose da fare. E' il mio reminder; "remember to be proud of yourself, next year task will be to be a sexy foxy woman". I'm working on it.




Teaching evaluation questionnaires


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Ai nostri studenti sono stati dati i questionari di valutazione dei docenti in cui c'è un piccolo riquadro che riguarda i teaching assistants, cioè me e i miei colleghi. Ho 336 studenti divisi in sette classi e li incontro anche quando il professore fa lezione. Con me c'è un'altra teaching assistant che ha un altro corso e quasi la metà dei miei studenti. Dividiamo lo stesso "module convenor", ma io sono pagata a contratto e lei è una gran bella phd student iraniana di 32 anni, che viene pagata ad ore.
Ho visto i questionari dei suoi studenti e nei commenti hanno scritto che è bella e hanno segnato "very good", qualcuno ha scritto che non sorride mai e c'erano anche dei "poor".
Nei miei questionari (che ho controllato anche se non avrei dovuto), un paio di persone hanno scritto "average" e poi tutti good and very good, anche quando il professore riceveva voti bassi. Nessuno ha scritto che ero bella, ma ho trovato un excellent teaching e parecchia soddisfazione. Certo, se fossi stata alta, bionda e magra come la mia collega avrei avuto i miei voti positivi con grande facilità. Solo che sono bassa  e sembro una ragazzina. Vedo però le facce dei miei studenti che mi fermano per i corridoi e sanno chi sono e mi parlano di loro. Vedo i cinesi, così chiusi e rispettosi, rispondere al sorriso che ho sempre e non avere più timore di rispondere in aula, soprattutto le ragazze. E sì, il mio big-boss-manager-della-City ignora continuamente la mia collega, fidandosi solo di quello che gli dico io e comportandosi come se esistessi solo io. 
Nei miei 27 anni ho visto andare avanti (e a volte passarmi avanti) molte persone solo per l'aspetto fisico, ma leggere che i miei tutorials sono ben spiegati vale molto di più che ricevere "the beauty of the tutor" come risposta alla domanda "qual è la cosa migliore del corso". Costa molta più fatica, tempo e pazienza, spero che nel lungo periodo porti frutto.

Il mio corpo che cambia...


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Avevo in testa di cucinarmi uno spaghetto ai frutti di mare da almeno una settimana. Quale giorno migliore se non il primo in cui sono rimasta sola a casa mentre i miei due coinquilini ripartivano per l'Italia? Ho goduto di quel piatto che non odorava davvero di mare, ma era qualcosa che lo ricordava e neanche troppo lontanamente. 
Ieri ho avuto una reazione allergica. E il mio corpo cambiava e sentivo che c'era qualcosa che non andava. Ho rassicurato le persone che non avrebbero dovuto preoccuparsi e ho fatto il numero di un amico per chiedergli di accompagnarmi al pronto soccorso. Avevo visto il mio corpo invaso da macchie rosse e pruriginose, sempre più aggressive. 
Sono in terra straniera. La lingua dei medici non è la mia lingua. Le regole degli ospedali non sono le mie regole. Ho telefonato alla mia supervisor e il cellulare era spento, avevo altri numeri in rubrica, ma per fortuna il secondo della lista si è precipitato. Sarei andata da sola, ma quando ho visto la mia schiena e la mia faccia cambiare colore ho avuto paura e ho pensato che avevo bisogno di qualcuno, di qualcuno che parlasse la mia lingua,  che sapesse chi sono e potesse aiutarmi giusto in caso.
E' andato tutto bene e sto prendendo i primi antistaminici della mia vita. Non so se davvero siano stati i frutti di mare a farmi male o una serie di sfortunate coincidenze che hanno fatto esplodere la reazione. C'è il fatto che il mio corpo adesso è continuamente esposto ad agenti diversi. Ed è vero che l'Inghilterra è un Paese sviluppato, ma c'è una quantità impressionante di persone da tutte le parti del mondo e ci sono cibi e cose che non ho mai provato. E a cui devo abituarmi. La mia orticaria come la più tipica delle diarree del viaggiatore.
Il Sistema Sanitario Nazionale Inglese mi ha permesso di essere visitata e curata gratuitamente e mi hanno dato anche le medicine di cui ho bisogno. 
Stamattina sono andata a prendere appuntamento per farmi registrare come nuova paziente nella clinica dei GP della mia zona. Non ho mai avuto bisogno del medico generico in Italia, ho sempre goduto di una salute resistente e figuriamoci che potevo saperne di allergie. Ma il corpo cambia e bisogna ascoltarlo. 

Oggi quando sono uscita dall'Università c'era stato un incidente ed un ciclista è morto. La zona era stata transennata e il corpo coperto, ma lo zaino nero e la bicicletta accartocciata erano ben visibili.

Poteva venirmi uno shock anafilattico e non avere il tempo di chiamare nessuno. Potevo passare la serata da sola nella waiting room di un ospedale pulito e con le sedie e qualche parete di un delizioso verde lime. Poteva non succedermi niente. Potevano accadere tante cose, ma io adesso ho la mia bella tazza di tea, i minimuffins, la casa tutta per me, la musica e il caldo del mio salotto e la mia pelle del mio bianco naturale.

Per qualcuno  da oggi, quel punto di Mile End, esattamente fuori alla facoltà di Ingegneria, rimarrà per sempre il luogo dove ha perso una persona cara. Io mi ricorderò, in quel punto, del giorno in cui sono guarita da una reazione allergica e posso stare qui a scriverne. We are so breakable.


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31 ottobre/6 novembre 2013 31 Compiti per tutti. Qual è la morte migliore che hai vissuto?Medita sulla morte come metafora della liberazione da tutto ciò che è logoro e consunto. Qual è la morte migliore che hai vissuto?

Il buon Rob Brezsny suggerisce questo simpatico esercizio per questa settimana. 
Una persona che conoscevo una volta mi insegno' "il gioco delle piccole morti", che consiste nel regalare cose a cui siamo affezionati a persone importanti, cosi' da slegarci dalla dipendenza dalle cose. Non ricordo quante volte abbia giocato alle piccole morti, ma e' anche vero che non sono mai stata particolarmente legata agli oggetti e, forse, nemmeno alle persone.
Pero' me la ricordo la morte migliore che ho vissuto ed era un nove luglio, c'era un bus e un bacio d'addio e poi una lunga mail e un invio che e' stato davvero una resurrezione. Da quel momento niente e' stato piu' lo stesso e dopo piu' di un anno posso dire che non c'e' piu' niente di logoro e consunto nella mia vita. 

La casa


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Mi ero preparata ad affrontare la ricerca. Avevo letto e ascoltato testimonianze più meno tutte uguali: è un incubo. Cercare casa a Londra è la cosa peggiore che tu possa fare. La differenza è che fino a che in quell'incubo non ci sei dentro, difficilmente capisci davvero. Credo di aver inviato qualcosa come sessanta messaggi di posta elettronica, visitato una trentina di agenzie in diverse parti di Londra e visto un bel numero di topaie. Ormai il mio numero di telefono inglese potrebbe essere scritto su una porta qualsiasi di un autogrill e comunque non verrebbe contattato, perché qui, ti contattano pure se non hanno niente da farti vedere, ma solo per prendersi i tuoi dati just in case something comes up. Se fossi stata da sola, mi sarei fermata in un angolo della Tube a piangere. E' così frustrante non riuscire a capire che ti dicono al telefono e ripetere sorry, pardon, fino allo sfinimento, perché alla fine lo sai che per loro è scocciante e il tuo futuro dipende dalla loro disponibilità di appartamenti.
Ho messo la firma su un pezzo di carta ed era la prima volta, perché le altre volte era in nero e invece qui il processo di affitto richiede così tante garanzie di pagamento che è meglio mandare il personal banker, piuttosto che andare tu.
Non è tutto sicuro, non lo sarà finché non dormirò per la prima volta nella nuova casa.
Ma almeno per il momento, posso smettere di parlare a telefono.

"I'm the hero of the story, don't need to be saved"


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Mentre riempio il terzo e ultimo sacco-salvaspazio-salvatutto, leggo che il mio ex-fidanzato le ha prese dopo che aver protestato con un signore che stava fumando in stazione. La città è quella della pizza e dei mandolini e chi ci vive sa quanto sia difficile. Ma io so anche quanto lui sia in grado di provocare, di alzare la voce, soprattutto quando ha ragione. E gli ho visto prendere questioni, quando la maggior parte delle persone avrebbe chiuso un occhio per quieto vivere. Ho avuto paura tante volte, perché la gente è matta e lui non poteva difendersi fisicamente, ma litigava con grande facilità. 
Il giorno che gli rubarono il borsello che aveva lasciato incustodito urlò così forte che mi spaventò tutta quella rabbia che aveva dentro. Pensai che se avesse perso il controllo l'avrei piantato seduta stante. Fu una serata da incubo, che poi si concluse con solo dei soldi in meno, ma tutti i documenti recuperati e lui che mi disse che avrei dovuto lasciarlo se avevo paura a stare con lui. 
Fu la prima volta che parlavamo dell'eventualità di lasciarci. 
Io non sopporto chi alza la voce, non sopportavo quel suo continuo polemizzare, le tirate lunghissime e la sua convinzione che quando è nel giusto (o quello che lui crede tale) possa permettersi tutto, senza pensare alle persone che ha attorno.  Ed io avevo paura a starci perché immaginavo il futuro e la vita che non è facile e la gente che non è sempre buona. Sapevo che non avrebbe mai rivolto la sua rabbia su di me, non litigavamo mai, ma credo che sia stato quello il momento in cui ho iniziato a pensare che non avrei voluto mai dei figli da lui. Era intuito, istinto, una spia luminosa accesa all'improvviso. 
Pensavo che l'amore sarebbe bastato, avrebbe guarito. Poi l'amore può consumarsi e tu ti rendi conto che ti prendi cura e non vieni curata, che non è vero che tutto sommato le cose vanno bene e miglioreranno per virtù di non si sa quale deus ex machina. 
Anche nella migliore trama, se si spezza un filo e non si rattoppa, finisce che il buchino diventi uno squarcio.

Il mio oroscopo dice: 
"È un buon momento per liberarti di una maledizione che un’anima immatura ti ha scagliato contro tanto tempo fa. Non sto parlando di un vero incantesimo lanciato da un maestro delle arti oscure. Mi riferisco piuttosto a un’accusa ingiusta che una persona istupidita dal suo dolore ti ha rivolto, forse inavvertitamente o distrattamente. A giudicare dai presagi astrali, direi che adesso sei in grado di scacciare questa maledizione per conto tuo, senza l’aiuto di un mago o di una strega. Per capire come devi procedere, segui il tuo intuito. Ti do solo un consiglio per stimolare la tua fantasia: visualizza la maledizione come una rosa rosso scuro e immagina di lanciarla in una vasca di oro fuso."

E io una maledizione l'avevo ricevuta (sebbene non ci creda). Il mio intuito non mi ha mai tradita ed è il mio vero eroe. Non indugerò più ad ascoltare i campanelli d'allarme e soprattutto so cosa voglio.
Adesso sono l'eroina di questa storia, non ho bisogno di essere salvata.




"E c'è chi vive e va, si viene e si va comunque, fischiando, cantando il motivo, ci serve comunque un motivo..."


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Me la devo ricordare questa sera. Lo spritz con i pezzi di frutti. Ti faccio mangiare la mia pesca ché tanto non mi piace. Da quando ho il wi-fi la mia vita sociale è cambiata. Ma perché questi stuzzichini sono sempre così buoni, bisognerebbe pagare questi e non l'aperitivo. Ho proprio voglia di crocché gigante. Magari andiamo a prenderci due cose di rosticceria. Who wants to live for ever. Quattro pezzi a testa, uno in meno. Mangiamo da Peppe 'o Panino. Siamo venuti fin qua e non ci vediamo il panorama? Chiama C. così la recuperiamo. Andiamo all'Isola. Non ho voglia di pizza. Mi farei un cioccolato violento. Profiteroles, chiedi. Ci sono! Adesso abbiamo bisogno delle bollicine: Coca Cola! Strada, macchina, chiacchiere, foto bimbominkiose. Me ne voglio andare. Ti veniamo a trovare. In bocca al lupo. Crepi il lupo, ragazzi, crepi sempre.

"Se non avessi voluto cambiare oggi sarei allo stato minerale."


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Nel supermercato più grande della mia zona, al reparto Gastronomia (quello dei prosciutti e dei formaggi, per intenderci), da un po' di tempo lavora un ragazzo che conosco da anni, ma che non vedevo da molto. Alle scuole medie era stato con la mia migliore amica del tempo, nonostante avesse due anni meno di noi. Io ero l'amica spalla/confidente che andava d'accordo con i fidanzati e non ero un pericolo per la gelosia.
Poi gli anni passano, le storielle finiscono e le persone cominciano a non salutarti più, come se lo sviluppo ti avesse reso irriconoscibile; in realtà conosci nome e cognome e il paese è piccolo, non esiste l'amnesia da età adulta.

Oggi sono andata a fare la spesa lì con mia mamma e, come al solito, ho fatto la fila alla gastronomia. Il ragazzo di cui sopra ha servito due persone prima di me e poi ha smesso. Io ero rimasta l'unica cliente, gli altri commessi erano impegnati in altri lavori e lui cazzeggiava allegramente passandomi davanti. Si è pure fermato a chiedermi se avessi ordinato e io gli ho risposto di no e lui se n'è andato a chiacchierare sull'uscio del retrobottega, mentre io lo vedevo benissimo. Poi è venuto vicino al bancone e si è messo a giocherellare con la fede vicino alla bilancia guardandomi e senza chiedermi cosa desiderassi. Ero sempre l'unica vicino ai dieci metri di bancone. L'unica cliente.
C'è stato un momento in cui ho pensato di girare i tacchi e andarmene, ma poi ho pensato che avevo di fronte a me un deficiente e così mi sono messa a braccia conserte, testa alta e in attesa. E' uscito un altro commesso che mi ha servita, mentre lui ha spicciato un'altra signora dopo di me. 

Un po' di tempo fa mi sarei sentita in imbarazzo, sarei arrossita variando dal rosso al violetto, mi sarei calimerizzata, sentendomi piccola e nera, sarei scappata e avrei evitato di mettere piede nel supermercato nei secoli a venire. 
Invece mi sono detta: " guarda chi hai davanti: uno che a 24 anni e ha messo incinta la ragazza di 30 che ha pure sposato, ha messo la panza sotto il camice da lavoro, fa il commesso in un supermercato e non ha niente altro da pensare di farti lo sgarbo di non servirti un paio di etti di salame e mortadella, facendoti aspettare, senza nessun motivo a te conosciuto se non quello di mettersi al di sopra di te perché ha il potere di controllare la bilancia e il bancone dei salumi.  Ma chi lo conosce? Tu hai due lauree, un master e un posto di lavoro che ti aspetta in Albione, ma soprattutto non ti sei mai sentita superiore a nessuno, anche quando avresti potuto e dovuto. Non sei certamente tu quella che ha un problema serio".

In macchina ho ascoltato questa canzone di Jovanotti.


"Vedo nuvole in viaggio
che hanno la forma delle cose che cambiano,
mi viene un po' di coraggio 
se penso poi che le cose non rimangono mai
come sono agli inizi
2013 un nuovo solstizio,
se non avessi voluto cambiare oggi sarei allo stato minerale."

Agosto, il mese più freddo dell'anno...


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Non ho mai amato agosto, come non ho mai particolarmente amato l'estate. Agosto però è il mese che anticipa il mio compleanno e anche l'inizio della scuola. A me è sempre piaciuto andare a scuola. Per anni è stato il mese dei campi-scuola, di quei quattro-cinque giorni carichi di avventura ed emozioni che bastavano per tutto l'anno, dove si gettavano le basi per affetti e relazioni da provare a trascinare fino all'estate successiva. Per anni è stato anche il mese vissuto a metà, perché agli inizi di settembre ho sempre fatto esami e dal Ferragosto riprendevo i libri e il solito stress per finire il prima possibile.
Questi agosto passati così sembrano appartenere ad un altro universo, ad un'altra vita.
Questo è il primo agosto in cui non devo né studiare, né lavorare, è il mese in cui ho già organizzato la mia prossima vita ed è stato quello di una specie di vacanzina come non l'avevo fatta mai, in un posto in cui sono entrata in punta di piedi e dove tutti, compresa me, hanno avuto la sensazione che vi fossi sempre appartenuta. 
Certe cose mi sembrano tutte nuove, come se non avessi mai camminato con le mie gambe o come se mi fossi sempre protetta e non avessi mai giocato in prima linea, mandando avanti il mio ruolo di.
Mi sono ritrovata a parlare di argomenti che ho toccato davvero raramente e che sono cassetti irrisolti, ma mi sono anche accorta che, in certi casi, mostrarsi senza troppe difese non è poi tanto male.
C'è ancora della strada da fare.

"It's not who I am underneath, but what I do that defines me." (Batman Begins)

 

"Le fabuleux destin d'Amélie Poulain"


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"Il Favoloso mondo di Amélie" è un film del 2001. Nel 2001 stavo al ginnasio e avevo 15 anni. 
E' diventato una specie di film cult per indie e sicuramente migliaia di ragazze hanno sognato la pelle diafana della Tautou che aveva pure sdoganato un taglio di capelli imbarazzante per l'80% della popolazione femminile. I capelli corti sono una scelta coraggiosa, dalle mie parti non si vedono altro che chiome lunghe, fluenti e vigorose. Tuttavia io ho sempre portato i capelli corti e forse l'invidia mi fa scrivere.
Dopo il film si è scoperto il piacere di infilare le mani nei sacchi dei legumi e ancora si vedono foto di profilo della piccola Amélie che mangia le more sulle dita. Perché Amélie è proprio indie, da bambina fotografa le nuvole a forma di animali, vive in un mondo suo, è introversa, osserva i particolari, è semplice. "Non ci sono uomini nella vita di Amélie. Ci ha provato un paio di volte, ma il risultato non è stato all'altezza delle sue aspettative." 
Amélie Poulain è andata di moda e se vuoi essere un'alternativa non puoi non inserire il suo film nella lista dei tuoi preferiti, perché è così carino, colorato e così francese ed Amélie fa rimbalzare i sassi nella Senna.

Quando ho visto questo film, per la prima volta, non ero fidanzata. Vado per un'idea, perché non ricordo l'anno esatto in cui l'ho visto. Ero sicuramente ancora lungi dall'esserlo, come ero lungi dall'essere una persona ben definita e vagavo in un limbo di incertezza e desiderio di affermazione. Non di fama, ma semplice accettazione tra simili. Avevo visto questo film e avevo pensato che io ed Amélie avevamo molte cose in comune. A me piaceva giocare con le noci nei sacchi, ho sempre guardato il cielo per indovinare le forme e sono sempre stata attenta ai particolari, soprattutto osservando le persone. Sono sempre stata affetta da una grave forma di empatia, che ho curato con un pizzico di cinismo, col sarcasmo e con la distanza dalle umane disperazioni. Ho sempre avuto un mondo mio in cui stare, una specie di posto in cui chiudersi quando il mare si agitava o l'aria mancava, o semplicemente era il posto dove ero protagonista. E ho condiviso per tanto tempo un suo pensiero: "Il mondo esterno appare così morto che Amélie preferisce sognare una sua vita in attesa di avere l'età per andarsene".

Amélie non è indie, non è nemmeno alternativa, è sicuramente bella, ma non c'è niente da invidiarle. Amélie è una persona sola, curiosa, intelligente e sola. E' circondata da tanta solitudine e tristezza e da persone che hanno parecchie questioni irrisolte, per quanto cerchi di far credere loro che i miracoli esistano. Certamente alla fine le cose si mettono bene per lei ed è questo che forse ha fatto sognare tante ragazze: l'idea che ci sia una versione di noi altrettanto stramba da qualche parte.

Ho rivisto questo film, di cui non ricordavo più molte scene e personaggi, e mi sono goduta ogni singola nota della meravigliosa colonna sonora di Yann Tiersen. Amélie è piaciuta a tutti, tanti l'hanno adorata e tante si sono sentite lei, ma chissà quanta gente si è accorto di avere attorno qualcuno che è come lei e le hanno aperto una porta. 
Il mio primo blog, per un periodo, aveva questa canzone come musica di sottofondo. Se su di lei avevano fatto un film, allora io non avevo niente di strano.



Safety clearance...


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La prima cosa che ho notato una volta arrivata al gate, un anno fa,  fu la macchina della Polizia e allora pensai, che sì, l'aereo mi aveva riportato in patria. E al controllo dei documenti stavo per dire: "Sono italiana, dude, dammi il cinque".

Ieri sono tornata in un posto dove non andavo da parecchio. Veramente non so più da quando, anche se ci ho passato così tanto tempo da conoscerne ogni centimetro quadrato. E' un posto che ho visto crescere e cambiare, essere attraversato da persone, storie, confidenze, ricordi, lacrime, giochi, baci, balli, risate, serate passate a guardare il cielo troppo illuminato. Ci sono arrivata da sola, mi sono persino data una sistemata, perché è il finito il periodo in cui esco di casa esattamente come sono in casa, ed è stato baci e abbracci e cosa stai facendo, ma allora sei tornata, che effetto ti fa essere ritornata, etc. Tutto sommato è stata una bella serata e per la prima volta dopo parecchi anni non avevo quella punta di nausea vedendo certe persone. Ho passato più tempo ad avvertire questa fastidiosa sensazione che a sentirmi completamente a mio agio lì. 

Nell'ultima puntata di Nurse Jackie, un paziente terminale dice alla protagonista che "la Chiesa non ti lascia mai" e non nel senso che è sempre al tuo fianco nel momento del bisogno, ma piuttosto che fa parte di te ed entra così nella tua testa che chiunque tu un giorno sarai, dovrai fare i conti con questa piccola parte di te lasciata in eredità. E' una sorta di tatuaggio indelebile, che magari ti hanno fatto o hai persino deciso di farti tu consapevolmente, di quelli che tieni in un posto nascosto e ne provi sempre un po' vergogna a mostrarlo.
A prescindere da ciò in cui credi, aver fatto parte di una comunità ti renderà in qualche modo affetto da una specie di sindrome di Stoccolma, senza riuscire a fare a meno di qualcosa che ti danneggia e che ha il potere di distruggere il tuo equilibrio mentale.

Io il filo l'avevo tagliato tempo fa, ma il processo di guarigione è lento e per niente semplice. Chi sono oggi viene fuori pure da quello che ho vissuto, ma quello che vivo oggi è assolutamente indipendente da ciò che accade ora lì, anche se coinvolge persone che sono tuttora importanti per me. La distanza di sicurezza, fisica e temporale, che ho messo da quel posto e quello che rappresentava per me ha richiesto grande e fatica, però ha funzionato.

I won't be found...


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Ho scritto una preghiera per una delle mie più care amiche che oggi si è sposata. L'ho scritta rivisitando le parole di una canzone di Daniele Silvestri, che, guarda le coincidenze, aveva ripubblicato il suo staff sulla sua pagina FB. E' il primo matrimonio del gruppo di mie amiche a cui vado senza accompagnatore. Vederla nel suo abito bianco e così radiosa guardare suo marito è stato bellissimo. Ma quando mi è toccato andare a leggere mi sono commossa. Ci siamo scritte tante lettere immaginando il nostro futuro, l'abbiamo descritto  e raccontato e desiderato e anche odiato. Dovevo scrivere d'amore in un periodo in cui è il mio ultimo pensiero e a volte, quando li guardo, sono convinta di non essere proprio tagliata per quelle cose là e che se prima credevo di esserlo era perché mi ci sono convinta. Ma il fatto di non saper girare un film non significa che non puoi scriverne bene. Le mie parole sono piaciute, ma le parole sono sempre state il mio forte. Avevo la voce rotta dalla commozione e non è da me, li ho guardati avanti a me e ho pensato che sì esiste la pazzia ed esiste l'Amore. E la mia M. Dolcevita si è commossa e tra noi non c'erano parole, c'era questo legame lungo 13 anni e tanta storia. Ho salutato i genitori non nel solito modo, prendendoli in giro sulla data del prossimo appuntamento, perché la prossima volta che vedrò M. non sarà nella loro casa, ma nella sua. Nella sua da moglie.


"The path of these strange steps take us back..."


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Capita che passi due giorni studiando e chiedendoti cosa fare. Poi trascorri la giornata studiando cose di cui fondamentalmente non è che ti interessi molto, ma non sei sola. Sei circondata da persone che probabilmente non avresti mai avvicinato in altri contesti, ma con cui passi due terzi della giornata e il pensiero che tra meno di due mesi tutto sarà finito ti fa fermare per un attimo il respiro. Persone che hai imparato a conoscere, ma che soprattutto hanno imparato a conoscerti. La serata si chiude guardando la luna sul Golfo, che è già il giorno dopo, ognuno con i suoi silenzi e la sua storia, ma sai che quelle quattro persone ci sono e sono presenza. E in quel breve momento di malinconia che sale dal mare ti giri a guardali e ti stacchi dai pensieri negativi. Anche oggi, per fortuna, si dorme domani.

Di cose imparate, ché non è mai troppo tardi...


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L'altro giorno ero in pausa sigaretta con un amico. Non fumo, ma di solito mi chiedono ugualmente   di fare loro compagnia e a me non dispiace, sono attenti a non fumarmi addosso e l'aria aperta è necessaria. Il mio cervello ne ha bisogno. Parlo con questo amico e l'argomento si sposta dall'Università ai rapporti. Sì ti capisco, anche a me è successo e cose così. Ma guarda che devi imparare a leggere i segnali, tipo se ti invitano a bere qualcosa e non sono tuoi amici vogliono qualcosa, ma davvero? no, dai, non ragionano tutti così, sì il 90%, io non riconoscerei i segnali se ci sbattessi contro.
Gli dico che dopo tanti anni di monogamia, considerando la mia attuale vita, preferisco stare su questa nuvola, anche se mi dispiace appendere la gente. Un paio di giorni dopo ho fatto lo stesso discorso, casualmente, con una cara amica. Si parlava, sulla via del ritorno, della difficoltà di capire cosa vogliono le persone da noi, soprattutto nei rapporti. Ad entrambi ho detto più o meno le stesse cose. Io so cosa voglio, cosa posso dare e non dare, non mi piace giocare a carte coperte. Diceva qualcuno che il dubbio è più doloroso della pena stessa (o qualcosa di simile). A me piacerebbe non dovermi troppo preoccupare di come mi comporto. E forse, se in quasi 27 anni, nessuno si è mai lamentato di me e anche dopo anni posso mandare messaggi di informazioni che mi vengono puntualmente risposti significa che la mia strategia non è del tutto sbagliata. Forse il segreto è non aspettarsi niente. Ho sempre avuto molto rispetto delle persone che ho incontrato nella mia vita, ho sempre avuto rispetto delle loro storie; in economia, la regola numero uno è che "le persone reagiscono agli incentivi, anche se non necessariamente in maniera prevedibile o manifesta." Io in realtà non so come funziono. Ma oggi, proprio oggi che è una data davvero particolare, ritornando nella città dove vivo via mare, col vento e il sole e la musica ho pensato che sì, fin quando saprò di aver dato tutto starò bene. E ho sorriso.