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"Lightness for me goes with precision and determination, not with vagueness and the haphazard. Paul Valéry said: “Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume” (One should be light like a bird, and not like a feather)".
Be light, Happy 2015!!!

E' stato un anno lunghissimo. E nemmeno ricordo tutto quello che e' successo. Ho traslocato, ho visto Parigi, ho trovato l'Amore. Ho smesso di fare progetti sul lungo periodo, che brutto vizio. Non so molto del 2015, traslocherò, non so cosa ne sarà del mio lavoro, ci sarà un matrimonio, ci sarà ancora l'Amore. Quello che mi ha insegnato Londra e' proprio a non fare troppi programmi, a vivere ogni giorni, ma a credere sempre nei propri obiettivi. So dove voglio essere, con chi voglio essere e dove voglio andare. No matter what happens, life goes on.

Where the streets have no name


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Quando hai due case, vivi in due posti, partire è sempre complesso. Ho lasciato Londra e, forse, l'inizio di qualcosa o almeno la fine di un periodo davvero bello. Non volevo tornare, ma rimanere non avrebbe cambiato il fatto che saremmo tutti tornati alle nostre home-towns e allora il filo comunque si spezza. Adesso che sto qui e domani ritorno ad Albione la storia è diversa. Prima lo sbattimento per arrivarci, poi la fine di un periodo di rilassamento in cui è oggettivamente godurioso non dover pensare a niente a farsi coccolare. Certo, ho cominciato ad anticiparmi del lavoro, ma solo perché l'inattività mi uccide. Non riuscirei comunque a rimanere per più tempo qui. Parto dalla capitale in un viaggio lungo che sarà sicuramente sudato. Lì mi aspettano due amiche, il mio lavoro, la promozione e tanti cambiamenti. Forse zeroventicinque che diventa 0qualcosa o chissà. E' come quando guidi è vedi un dosso artificiale, è lì, rallenti, lo raggiungi, lo salti e poi continui. Ogni volta che devo chiudere la valigia, salire in aereo e riaprirla è come quel dosso, a separare due tratti di strada.

Imparare dal vento


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Sono andata a messa. Ci sono andata di proposito, perché so che questo mese sarà tosto, lavorerò molto, w/e compresi, e allora ho pensato che era il momento giusto. Ho cambiato chiesa, ho cambiato casa e deciso di "provarne" una diversa. Benché ce ne sia una cattolica piuttosto vicina, ho deciso di andare in una anglicana. La Church of England tiene molto al concetto di inclusione: chiunque tu sia verrai accorto con il sorriso e ci sarà una tazza di tea dopo la funzione. In tutte le chiese anglicane in cui sono stata ho sempre incontrato qualcuno che mi ha detto benvenuta, mi ha stretto la mano e mi ha invitato a restare. La chiesa in qui sono stata è intitolata a San Barnaba, che ho scoperto essere stato il primo vescovo di Milano. Per secoli, a Milano, festeggiavano la primavera il 13 giugno, giorno dell'arrivo del Santo. Io, prima di adesso, non ne sapevo niente. Il ministrante era un omone con le espansioni ad entrambi i lobi delle orecchie, il celebrante era sulla sedia a rotelle, che si muoveva a motore e si alzava e abbassava. Il parroco aveva delle adidas con i lacci giallo fluo e un tatuaggio sul braccio.  Non eravamo in molti, per essere la celebrazione domenicale, ma ho avvertito una bella sensazione di familiarità. Il crocifisso sull'altare era uno di "San Damiano" e la cosa mi ha colpita non molto. La predica l'ha tenuta un sacerdote che dopo dieci anni lasciava la parrocchia. Parlava piano e scandiva molto bene le parole, non è stato difficile seguirlo. Ha parlato del cambiamento e ha ripetuto spesso "change, change, change". Tutto è cambiamento nella nostra vita, a volte atteso e altre volte inaspettato. Ho passato la giornata gironzolando, anche se il tempo non era molto bello, ho avuto bisogno di nuovo del cappello e dopo un po' il vento mi ha stancata. 



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Domani metterò su la mia giacca di ordinanza, la camicia del mio colore preferito e andrò alla mia vecchia Università a cercare di offrire un posto di lavoro a quelli che frequentano quest'anno il mio Master e a vedere se riusciamo a mettere su un ponte Erasmus. Ovviamente non vado da sola, sarò con la mia supervisor, ma questo non cambia che sia un giorno particolare, come se avessi saltato il tavolo e fossi passata dall'altro lato della cattedra. 
Oggi sono andata al mare, il tempo è stato clemente e, nonostante il raffreddore, ho messo i piedi a bagno. Non mi sono mai sentita di appartenere ad un posto preciso, però ho sempre saputo di appartenere al mare. Un giorno un collega mi ha chiesto se mi capitasse di stare senza pensare a niente, allora gli risposi che il mio cervello non stacca mai, infatti persino la notte mi tiene sveglia. Oggi, invece, dovrei rispondere che c'è un posto dove davvero non penso più niente...al mare. Ho trascorso un'ora e mezzo e non ricordo cosa sia passato per la mia testa. We all go back to where we belong.

Eterno ritorno


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Il mio parrucchiere mi ha detto che Londra mi fa bene, mi ha vista serena e rilassata. E' vero, lo sono, sono in vacanza. Nel viaggio di ritorno in treno un vecchio mi ha abbordata e ha voluto fare conversazione. Mi ha fatto un sacco di complimenti e devo dire che mi ha fatto un certo effetto quando ho detto "vivo e lavoro in Inghilterra". Poi è sceso e nel frattempo era salito un ragazzone con gli occhi verdi con cui ho scherzato quando il vecchio è sceso. Io ho messo su la musica, ma quando ho visto il mare, mi è scappato di sorridere e così lui ha cominciato a parlare. Si è pure presentato e alla fine scendeva alla mia fermata, voleva offrirmi un caffè, ma io avevo voglia di tornare a casa e poca voglia di conversare. Mi ha salito la valigia su per le scale ed è stato proprio gentile, io non ci sono proprio abituata a questo tipo di attenzioni.
In realtà viaggiavo leggera e pensavo davvero a come sarebbe stato rivedere qui tutto.
La verità è che è tutto esattamente uguale, solo che adesso ho una casa anche a migliaia di chilometri da qui, il mio letto, le mie lenzuola, i miei vestiti e se sono così tranquilla è anche perché so che là tornerò.

"è quasi casa, è quasi amore"


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E quindi domani si torna a casa. La mia professoressa di Italiano al Liceo diceva sempre che le frasi non vanno mai cominciate con la "e" congiunzione, perché prima c'è un punto e il punto stoppa ogni possibilità di unione. Però poi diceva che usarla così era una licenza poetica e allora io la usavo perché amo i punti e gli elenchi puntati, ma cominciare con una congiunzione significa che no, niente è per sempre, niente è staccato, c'è sempre qualcosa da unire o qualcosa che non si dimentica.
E quindi domani si torna a casa; a quest'ora domani starò mangiando una pizza, sarò a Napoli nella casa dove ho vissuto i nove mesi più stressanti e sereni dell'ultimo decennio. Torno a casa da quel 14 settembre, in cui sono arrivata all'aeroporto e avevo due valigie di sogni. Ho passato qui questi primi tre mesi, difficili e pieni di soddisfazioni. Torno a casa e temo di non sentirmi a mio agio, di non riuscire a rivedere tutti, di non accontentare tutti, insomma, le solite fisime di una vita. "Il problema è che non so dire di no" ho detto al mio Boss, quando mi ha detto che era impressionato dal lavoro che avevo fatto e da come lo avevo svolto e mi ha detto che dovrei imparare e io gli ho detto che non è la prima volta che lavoro e "The fact is that people trust me, give me responsabilities and at the end of the story I have to handle everything" e lui mi ha detto che mi capiva molto bene, me l'ha ripetuto un paio di volte. 
Ho pochi giorni da passare a casa, tutto sommato, un altro aereo mi aspetta e mi aspetta un semestre ancora più complesso in cui dovrò giocarmi di nuovo le poche carte che ho. Mi sembra una vita da quando ho respirato aria napoletana, mi sembra ieri.

"Let's finish what we've started"


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Tornare nel posto che ha letteralmente cambiato la tua vita non e' mai facile. La verita' e' che quest'estate ero con sorella, c'era il mio compleanno e c'era questo grande passo di nuova vita a Londra a un passo dal venire. E' stato uno dei viaggi piu' straordinari che abbia mai fatto, ma era una vera e propria vacanza.
Questo week end e' stata una nuova prima volta. Ho dormito nel letto in cui ho scritto la mail che ha spezzato la catena che mi stava soffocando. Ho reincontrato l'amica V. nel posto in cui eravamo solite darci appuntamento per uscire. C'erano le luci di Natale, i mercatini, tantissima gente. Entrambe avevamo i nostri giubbini pesanti e le nostre vite nuove di zecca. Entrambe con i brividi nel rivedere quei posti cosi' importanti per noi, cosi' meravigliosi e anche un po' dolorosi. C'era una black forest hot chocolate a coccolarci, il nostro Costa Caffe' in Piccadilly.  "Just because everything's changing doesn't mean it's never been this way before." Ho trascorso due notti a chiacchierare, a parlare, sedute sul letto con un barattolo di cioccolatini. Questi mesi qui mi hanno resa molto indipendente. C'e' stato un momento della mia vita in cui ho pensato che non sarei mai riuscita a stare da sola e questo mi stava quasi distruggendo. In Patria hai il conforto di avere "sotto mano" qualcuno in caso di necessita', ma qui ci sono dei constraints notevoli, tipo il telefono, internet e la dipendenza dallo smartphone. Essere abbracciati, ascoltati, consolati, o semplicemente non dover dimostrare che tutto va ed e' andato sempre bene, manca.  Ho passato ore a guardare una bimbetta di quattro mesi sorridermi. E' stato anche il momento di fare due conti. E mi sono resa conto che sono forte e indipendente e sono anche tremendamente incapace di lasciare che qualcuno si occupi di me. Ho realizzato che sei anni non si chiudono cosi' e non e' per l'amore che non c'e' piu' da un gran bel pezzo, ma perche' non ho proprio la capacita' di "rely on someone else". Cosi' ho persino pianto, quando P mi ha detto "look at you, in this room after one year!" Perche' mi ha fatto l'elenco delle cose che ho fatto e lei si' che ha visto la mia pelle cambiare. It's Lea's time, she said, you are so beautiful, the nicest person I have ever met. E mi sono resa conto che ci sono ancora tante cose su cui devo lavorare.
Ho un paio di calzettini microscopici appesi al letto, vicino al calendario delle cose da fare. E' il mio reminder; "remember to be proud of yourself, next year task will be to be a sexy foxy woman". I'm working on it.




Could you repeat, please?


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La lingua è un problema. Non so dopo quanto tempo ci si abitui. Tutto sommato il grosso lo afferro e comincia ad essere meno frequente il numero delle volte in cui sono costretta a chiedere di ripetere. Mi abitui ad accenti e velocità, anche se prima di rispondere passano quei tre secondi in cui il mio cervello elabora velocissimamente le informazioni e poi si attiva rispondere; nel frattempo fisso il mio interlocutore e sembra che avanti ai miei occhi compaia la clessidra di Windows del caricamento e non è detto che poi sappia spiegarmi al 100%.

Ieri sera sono andata in un pub con degli amici/colleghi ed ero veramente stanca, ma ho trascorso una bella serata, nonostante chiacchierare in inglese sia ancora qualcosa che mi richiede uno sforzo. Ieri avevo vicino a me una persona ed entrambi avevamo difficoltà di comunicazione in inglese, così c'è stato un po' di quel silenzio imbarazzante, nonostante abbia avvertito la voglia di chiacchierare. E ho pensato che fosse proprio un problema che non fosse italiano e forse lui ha pensato lo stesso di me che non ero del suo Paese. Forse è questo che blocca i rapporti in questa città: la gente è così diversa l'una dall'altra che alla fine non si riesce a superare questo muro che può diventare il riuscire a gestire solo una conversazione semplice e banale. 
Devo lavorarci un po' su.

London, day #1


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Quello che mi ha colpita di più di Londra, quando sono arrivata,  è stata la velocità. Non solo delle persone in strada, ma la velocità nel fare le cose. Sono arrivata a Stansted e il tempo di fare il riconoscimento del passaporto e la mia valigia già girava sul nastro. Sono uscita e l'autista che doveva portarmi in host-family non c'era. Ho telefonato al numero di emergenza e dopo tre squilli mi hanno risposto che l'autista stava arrivando. Avevo il cellulare italiano che non riusciva a trovare subito la rete inglese e loro mi avevano provato a chiamare. Ho aspettato 15 minuti e un gentile signore dall'Afghanistan, in UK da 12 anni e con la famiglia che visita  ("there is a war there") ogni sei mesi, mi ha accompagnata avanti casa. Ho conosciuto la mia host-mother e le biondissime figlie e mi sono misurata con un british accent davvero impressive. Hanno 13 e 11 anni e parlano velocissimo, ma sono gentili e si vede che sono abituate ad avere stranieri per casa. Nel giro di un'ora e mezzo sono andata in banca e se non avessi dovuto aspettare che il mio personal banker (un ragazzo Sikh, con il copricapo, come richiede il suo credo) si liberasse, in un quarto d'ora avrei aperto il mio conto, gratis. Ah, ieri era sabato e sì, le banche sono aperte fino alle 4 pm. In un paese dove la gente lavora Mon-Fri 9am-5pm, è normale che certi uffici rimangano aperti di sabato. E alcune filiali anche di domenica. 
Ho ricaricato monthly la mia Oyster card e ho dovuto solo riempire un form. Ho detto subito all'impiegato che non sono Inglese, così da fargli capire che i cinque secondi in cui il mio cervello registra la domanda, prima di dare una risposta, non sono dati da qualche forma di ritardo mentale, ma solo da uno sforzo continuo di switch di informazioni. Una ragazza molto gentile si è offerta di aiutarmi, ma potevo farcela da sola. Scrivere e leggere non sono un problema da parecchio. Non erano nemmeno le cinque e potevo già muovermi liberamente per la città, lavorare e pagare le mie spese. Di sabato. 
Sì, fa freddo e pioviggina di continuo. Eppure questa città non si perde in chiacchiere. E va bene così.

Date da ricordare


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Queen Mary University of London