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A ciascuno la sua chimera


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Sotto un gran cielo grigio, in una grande pianura polverosa, senza strade, senza erba, senza un cardo, senza un'ortica, incontrai degli uomini che camminavano curvi.

Ognuno portava sulla schiena un'enorme Chimera, pesante come un sacco di farina o di carbone, o come l'equipaggiamento di un fante romano.
Ma la bestia mostruosa non era un peso inerte; avviluppava l'uomo con i suoi muscoli elastici e possenti; si aggrappava con gli artigli delle larghe zampe al petto della sua cavalcatura; e la sua testa fantastica sormontava la fronte dell'uomo come uno di quegli orribili elmi con i quali gli antichi guerrieri speravano di incutere terrore al nemico.
Mi rivolsi ad uno di questi uomini, e gli chiesi dove andavano in quel modo. Mi rispose che non ne sapeva niente, né lui né gli altri, ma che evidentemente andavano da qualche parte, perché si sentivano spinti da un invincibile
bisogno di camminare.
Cosa strana, nessuno di questi viaggiatori sembrava avercela contro la bestia feroce che teneva attaccata al collo, incollata alla schiena; si sarebbe detto che la considerasse una parte di sé. Tutti quei visi affaticati e seri non
davano nessun segno di disperazione; sotto la cupola splenetica del cielo, i piedi affondati nella polvere di un suolo non meno desolato di quel cielo, camminavano con l'espressione rassegnata di chi è condannato a sperare sempre.
Il corteo mi passò a fianco e scomparve all'orizzonte, nella foschia, dove la superficie curva del pianeta si sottrae alla curiosità dello sguardo umano.
Ancora per qualche istante mi ostinai a voler capire questo mistero; ma ben presto l'irresistibile Indifferenza si abbatté su di me, e fui oppresso dal suo peso più di quanto fossero loro stessi da quelle schiaccianti Chimere.

Charles Baudelaire
Lo Spleen di Parigi

Parole


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Mi si offre qui l'occasione per riprendere una riflessione che più o meno recitava così: le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole scottano. Le parole blandiscono. Le parole si donano, si scambiano, si offrono, si vendono e s'inventano. Le parole sono assenti. Alcune parole ci assorbono, non ci lasciano, sono come zecche: le troviamo nei libri, nei giornali, negli slogan pubblicitari, nelle sottotitolazioni, nei fogli e sui cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono sdolcinate o pungenti. Il mondo ruota su parole lubrificate con olio di pazienza. I cervelli straripano di parole in pace e armonia con quelle loro contrarie e nemiche.
Questo è il motivo per cui la gente fa il contrario di quello che pensa, credendo di pensare quello che fa.
__ Josè Saramago __

Moltheni - Nutriente


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Mi offri una coperta d'amianto
che luccica al buio
di ricordarti mi viene naturale
vai tranquilla che lo faccio
e ti comporti in un modo prepotente
ma che giunge a destinazione
poi nell'uscire all'attacco leale
mi avverti. Ti diverti?
Manchi d'ironia
manchi di ciò che mi occorre al momento
mentre continui a parlare
tradisci e mi uccidi lentamente

Ti lasci andare ed urlare
oramai non è più un caso eccezionale
e ti purifichi il corpo e la mente
ma che dolce nutriente che sei
e non rimane che raccogliere
quegli ultimi frammenti di un amore
che non ti giri a guardare
dimmi dunque tra noi due chi è l'anormale

Manchi d'ironia
manchi di ciò che mi occorre al momento
come il colpo che dai ai miei fianchi innocenti ed attenti
manchi d'ironia
poi mi circondi rimanendomi di fronte mentre continui a parlare
tradisci e mi uccidi lentamente

non è più vera quella primavera
che mi convincevi ed educavi a scegliere per te
e declinavi le colpe accumulate
da le tue alzate d'ingegno
di cui credo non aver bisogno oramai

Manchi d'ironia poi mi circondi rimanendomi di fronte
mentre continui a parlare
tradisci e mi uccidi lentamente
lentamente



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"...Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita..
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, però posso ascoltarli e dividerli con te.
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro, però quando serve starò vicino a te.
Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei,però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.
Non giudico le decisioni che prendi nella vita
Mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi..
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
Però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore
Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo..."
-Jorge Luis Borges-



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Cose che avrei scritto io se non fossi troppo pigra per scrivere, ma che per fortuna qualcuno ha scritto meglio.

“Tu la devi smettere di innamorati di dei cretini!” Dice Giulia, guardandomi con lo sguardo che sa fare lei, dopo che le ho confidato l’ennesimo disastro amoroso.
E inizia la sua consueta predica da amica del cuore, un po’ zia saggia un po’ sorella maggiore, che elenca le mie molte virtù e gli infiniti motivi per cui dovrei cercare qualcosa di meglio di quelli per cui solitamente perdo la testa, e poi enumera con meticolosa pignoleria tutto ciò di cui dovrei tenere conto per scegliere il fortunato cui donare il cuore, ed il resto.
E io la ascolto, perché so che lo fa per il mio bene, ed ammiro questa sua incrollabile fede nel fatto che si possa programmare di innamorarsi di qualcuno come si programma il decoder per registrare un serial tv, o si possa scegliere un uomo come si sceglie la pizza da ordinare, elencando una serie di caratteristiche e di ingredienti necessari perché ci piaccia, e se non le ha, via, scartarlo subito, o restituirli al fattorino in quanto fallato ed inutilizzabile.
E invece non è così, e Giulia stessa lo sa bene, perché anche lei è donna, e tutti siamo esseri umani, e quindi ci rendiamo conto che la cosa non funziona così.
Ci innamoriamo di chi ci innamoriamo. Per motivi che non sappiamo neanche noi, o che forse sappiamo anche troppo bene. Ci innamoriamo di due labbra imbronciate, di un modo di corrugare le sopracciglia. Ci innamoriamo di cose che vediamo solo noi, e alle volte di cose che nemmeno abbiamo mai visto, ma siamo convintissime, certe che da qualche parte ci siano. Ci innamoriamo di un modo di parlare, di muovere le mani, di profondità intuite o di manifeste cretinaggini, di fascini che percepiamo unicamente noi nell’universo intero, di bellezze dubbie e dubitabilissime, di insulsaggini banali che a noi appaiono, per misteriosi cortocircuiti del nostro io, genialità non comprese. Ci innamoriamo di chi ci fa piangere, di chi ci fa ridere, di chi non ci guarda neppure. Ci innamoriamo degli uomini sbagliati perché in quel momento preciso ci sembrano gli unici giusti, o gli unici possibili, o chissà che. Ci innamoriamo alle volte da sole e per puro bisogno di innamorarci.
Sarebbe così bello se ci fosse un bottone, da qualche parte nella nostra anima, che fosse una specie di on/off. Sarebbe bello bastasse schiacciarlo, decidere se sì o se no, ed attivarlo solo quando la circostanza è giusta e la persona pure. Ma non è così, perché il cuore parte per motivi tutti i suoi e con i tempi che più gli aggradano, e noi non possiamo farci nulla perché non ci ragioni con il cuore, anche perché, se ci si riuscisse a ragionare, sarebbe un cervello.
E magari è questo che ci piace dell’innamorarsi, questo perdere il controllo e non averlo affatto, questo essere in balia di qualcosa che siamo noi, in fondo, ma non ci appartiene; questo sentirsi trascinare fuori dal bozzolo che ci siamo costruiti per essere tranquilli, e probabilmente è per questo che ci sembra, alla lunga, una prigione.
Ci innamoriamo perché abbiamo bisogno di vita. E, come spesso capita, scopriamo poi che anche la vita è nient’altro che un’illusione."

da "http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2014/05/08/innamorarsi/"


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"Dimmi che mi ami"
Dimmi che sei nella pioggia che batte sui vetri nel buio.
Dimmi che sei qui amore mio. Ho paura stanotte.
Nevicano pensieri tristi nella mia testa.
Spazzali via e poi prendi la mia mano e tienila stretta alla tua. Lascia che dorma così mentre respiro l’odore del tuo corpo nudo….
Ti sei stancata di portare il mio peso
ti sei stancata delle mie mani
dei miei occhi della mia ombra
le mie parole erano incendi
le mie parole eran pozzi profondi
verrà un giorno un giorno improvvisamente
sentirai dentro di te
le orme dei miei passi
che si allontanano
e quel peso sarà il più grave.
__ Nazim Hikmet __

Cent'anni di gratitudine


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La posto in spagnolo, perché la ragione per cui ho imparato questa lingua è stata per i suoi libri.

"Si por un instante Dios se olvidara de que soy una marioneta de trapo y me regalara un trozo de vida, posiblemente no diría todo lo que pienso, pero en definitiva pensaría todo lo que digo.
Daría valor a las cosas, no por lo que valen, sino por lo que significan.
Dormiría poco, soñaría más, entiendo que por cada minuto que cerramos los ojos, perdemos sesenta segundos de luz.
Andaría cuando los demás se detienen, despertaría cuando los demás duermen.
Escucharía cuando los demás hablan, y cómo disfrutaría de un buen helado de chocolate!
Si Dios me obsequiara un trozo de vida, vestiría sencillo, me tiraría de bruces al sol, dejando descubierto, no solamente mi cuerpo sino mi alma.
Dios mío, si yo tuviera un corazón, escribiría mi odio sobre el hielo, y esperaría a que saliera el sol.
Pintaría con un sueño de Van Gogh sobre las estrellas un poema de Benedetti, y una canción de Serrat sería la serenata que les ofrecería a la luna.
Regaría con mis lágrimas las rosas, para sentir el dolor de sus espinas, y el encarnado beso de sus pétalos...
Dios mío, si yo tuviera un trozo de vida...
No dejaría pasar un solo día sin decirle a la gente que quiero, que la quiero.
Convencería a cada mujer u hombre de que son mis favoritos y viviría enamorado del amor.
A los hombres les probaría cuán equivocados están al pensar que dejan de enamorarse cuando envejecen, sin saber que envejecen cuando dejan de enamorarse!
A un niño le daría alas, pero le dejaría que él solo aprendiese a volar.
A los viejos les enseñaría que la muerte no llega con la vejez, sino con el olvido.
Tantas cosas he aprendido de ustedes, los hombres...
He aprendido que todo el mundo quiere vivir en la cima de la montaña, sin saber que la verdadera felicidad está en la forma de subir la escarpada.
He aprendido que cuando un recién nacido aprieta con su pequeño puño, por vez primera, el dedo de su padre, lo tiene atrapado por siempre.
He aprendido que un hombre sólo tiene derecho a mirar a otro hacia abajo, cuando ha de ayudarle a levantarse.
Son tantas cosas las que he podido aprender de
ustedes, pero realmente de mucho no habrán de servir, porque cuando me guarden dentro de esa maleta, infelizmente me estaré muriendo."

GABRIEL GARCIA MARQUEZ


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Tu arrivasti alla mia anima quando era dimenticata:
le porte divelte, le sedie nel canale,
le tende cadute, il letto sradicato,
la tristezza curata come un vaso di fiori.
Con le tue piccole mani di donna laboriosa
ponesti tutte le cose in fila:
lo sguardo al suo posto, al suo posto la rosa,
al suo posto la vita, al suo posto la stuoia.
Lavasti le pareti con uno straccio bagnato
nella tua chiara allegria, nella tua fresca dolcezza,
collocasti la radio nel luogo appropriato
e pulisti la stanza di sangue e spazzatura.
Ordinasti tutti i libri dispersi
e stendesti il letto nel tuo enorme sguardo,
accendesti le povere lampade spente
e lucidasti i pavimenti di legno consumato.
Fosti d’un tratto enorme, ampia, potente, forte:
sudasti grandi fatiche lavando arnesi vecchi.
Apprendesti che nella mia anima d’avanzo era la morte
e la tirasti all’orto con pezzi di specchio.

Jorge Debravo - Poesia dell'amore inevitabile

Goethe_ Le affinita' elettive


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"Coloro che si comprendono rapidamente, si incontreranno facilmente come amici o vecchi conoscenti; si congiungeranno senza modificarsi l'un l'altro, come il vino si mescola con l'acqua. Al contrario, altri si irrigidiranno, estranei, l'uno accanto all'altro, e non si lasceranno congiungere nemmeno se mescolati per mezzo di un meccanico mescolare o strofinare: come l'acqua e l'olio che per quanto agitati insieme, immediatamente si separano
[…]
Quegli elementi che, venendo a contatto l'uno dell'altro, si compenetrano e si determinano reciprocamente, sono quelli che noi chiamiamo affini. Possiamo trovare questa affinità particolarmente negli alcali e negli acidi, i quali, quantunque opposti gli uni agli altri, si cercano nel modo più deciso, si mescolano, si modificano e formano insieme un nuovo elemento. Si pensi alla calce che dimostra una particolare inclinazione, un deciso desiderio di unione verso tutti gli acidi. Appena il nostro laboratorio di chimica sarà pronto, avrete modo di assistere ad alcuni esperimenti che sono di per sé assai interessanti e danno un concetto molto più chiaro di quanto non possono farlo le parole, nomi ed espressioni tecniche".
"Debbo confessarvi", disse Carlotta "che se voi chiamate affini questi curiosi elementi, io mi immagino queste affinità più nello spirito e nell'anima, che nel sangue. In questo modo possono formarsi, fra gli uomini, amicizie veramente grandi, poiché qualità contrastanti facilitano una unione più intima. Per questo desidero attendere per vedere quali misteriose azioni ed effetti mi dimostrerete praticamente". E rivolta ad Edoardo, continuò "Non ti disturberò più nella tua lettura e, assai più informata, ascolterò più attentamente".
"Siccome tu c’hai messo su questa strada" rispose Edoardo "non ti libererai di noi tanto facilmente, poiché i casi più complicati sono quelli che interessano maggiormente. Soltanto essi danno un chiaro concetto del grado delle affinità e delle più vicine, e delle più forti, e delle più lontane, e delle più deboli relazioni: le affinità poi sono veramente interessanti quando provocano separazioni."


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"Bisogna essere molto forti
per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe
e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare
raffreddore, influenza e mal di gola; non si devono temere
rapinatori o assassini; se tocca camminare
per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera
bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;
specie d’inverno; col vento che tira sull’erba bagnata,
e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi;
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte
senza doveri o limiti di qualsiasi genere."
Pasolini


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"Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere, potremmo essere suddivisi in quattro categorie. La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi: in altri termini, desidera lo sguardo di un publico. [...] La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti [...] C'è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata [...] E c'è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori." (Milan Kundera)


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the year of letting go, of understanding loss. grace. of the word ‘no’ and also being able to say ‘you are not kind’. the year of humanity/humility. when the whole world couldn’t get out of bed. everyone i’ve met this year, says the same thing ‘you are so easy to be around, how do you do that?’. the year i broke open and dug out all the rot with own hands. the year i learnt small talk. and how to smile at strangers. the year i understood that i am my best when i reach out and ask ‘do you want to be my friend?’. the year of sugar, everywhere. softness. sweetness. honey honey. the year of being alone, and learning how much i like it. the year of hugging people i don’t know, because i want to know them. the year i made peace and love, right here.

-Warsan Shire


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"Ci sono troppe cose di cui dobbiamo
occuparci ogni giorno, troppe cose nuove da imparare. Nuovi metodi,
nuove nozioni, nuove tecniche, nuove parole... E tuttavia
ci sono esperienze che, per quanto tempo possa passare e per
quante cosa possano accadere nel frattempo, non si riescono 
a dimenticare. Ricordi che non si sbiadiscono. Eventi che rimangono
dentro come pietre miliari."
( Murakami Aruki, daKafka sulla Spiaggia)

Itaca


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Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Costantino Kavafis