Nickname, nickfake...


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Odio i nomignoli. Non sopporto gli storpiamenti dei nomi, figuriamoci dei "nomi alternativi". Ho sempre chiamato tutti con il nome di battesimo o con quello con cui volevano essere chiamati. Mi limito a fare elisioni, ma solo per velocità e mai perché mi piaccia farlo.
E' un'avversione relativamente recente, nel senso che odio i nomignoli che danno a me. Nickname o nomignoli affettuosi. Quando ho aperto per la prima volta un blog, nel lontano 2005, mi ero creata la mia identità alternativa utilizzando una parola che aveva un significato e che ho trovato molto utile perché, essendo una parola italianizzata dal dialetto, é praticamente inesistente e mai usata.
Per sei anni, invece, sono stata chiamata con un nome diverso dal mio, un soprannome venuto dai fumetti, che era diventata la mia identità. E alla fine io non ero nemmeno più io. L'unico soprannome che voglio conservare è quello che mi dà mia sorella, che però è anche una delle poche persone che mi conosce davvero. Dagli altri vorrei essere chiamata per nome, che è breve e che secondo me basta e avanza. Possiamo cambiare tutto di noi, ma il nome no, ci vuole troppo tempo e denaro per farlo, e dentro ci sarà sempre tutta la nostra individualità, la nostra unicità. 

Melting pot


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Alla fermata del treno incontro l'amico ceco dopo un buco di tre mesi e ci mettiamo a chiacchierare. Un ragazzo di colore si avvicina a gli chiede se è italiano (ma lui è alto, biondo e ha gli occhi azzurri), io intervengo e dico che dei due io sono l'italiana e lui dice che viene dalla Nigeria e mi fa i complimenti per il mio inglese perchè mi stava ascoltando da un po' e capiva quello che dicevo. Allora ho pensato che quando sei in un Paese lontano dal tuo, nemmeno molto ospitale, deve essere bello sapere che qualcuno capirà ciò che hai da dire. E che chissà con chi ha avuto a che fare lungo la sua strada. Non ho fatto in tempo a chiedergli il nome.

Di cose imparate, ché non è mai troppo tardi...


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L'altro giorno ero in pausa sigaretta con un amico. Non fumo, ma di solito mi chiedono ugualmente   di fare loro compagnia e a me non dispiace, sono attenti a non fumarmi addosso e l'aria aperta è necessaria. Il mio cervello ne ha bisogno. Parlo con questo amico e l'argomento si sposta dall'Università ai rapporti. Sì ti capisco, anche a me è successo e cose così. Ma guarda che devi imparare a leggere i segnali, tipo se ti invitano a bere qualcosa e non sono tuoi amici vogliono qualcosa, ma davvero? no, dai, non ragionano tutti così, sì il 90%, io non riconoscerei i segnali se ci sbattessi contro.
Gli dico che dopo tanti anni di monogamia, considerando la mia attuale vita, preferisco stare su questa nuvola, anche se mi dispiace appendere la gente. Un paio di giorni dopo ho fatto lo stesso discorso, casualmente, con una cara amica. Si parlava, sulla via del ritorno, della difficoltà di capire cosa vogliono le persone da noi, soprattutto nei rapporti. Ad entrambi ho detto più o meno le stesse cose. Io so cosa voglio, cosa posso dare e non dare, non mi piace giocare a carte coperte. Diceva qualcuno che il dubbio è più doloroso della pena stessa (o qualcosa di simile). A me piacerebbe non dovermi troppo preoccupare di come mi comporto. E forse, se in quasi 27 anni, nessuno si è mai lamentato di me e anche dopo anni posso mandare messaggi di informazioni che mi vengono puntualmente risposti significa che la mia strategia non è del tutto sbagliata. Forse il segreto è non aspettarsi niente. Ho sempre avuto molto rispetto delle persone che ho incontrato nella mia vita, ho sempre avuto rispetto delle loro storie; in economia, la regola numero uno è che "le persone reagiscono agli incentivi, anche se non necessariamente in maniera prevedibile o manifesta." Io in realtà non so come funziono. Ma oggi, proprio oggi che è una data davvero particolare, ritornando nella città dove vivo via mare, col vento e il sole e la musica ho pensato che sì, fin quando saprò di aver dato tutto starò bene. E ho sorriso. 


Utility maximization problem


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Wikipedia dice che il problema di massimizzazione dell'utilità si riduce alla risposta che deve trovare il consumatore alla domanda: "How should I spend my money in order to maximize my utility?" Certo il concetto non è chiaro perché il problema successivo sarà individuare quale sia l'utilità. Ma di questo ho già scritto da qualche altra parte. L'economia in effetti si riduce tutta a massimizzazioni e minimizzazioni. Le aziende minimizzano i costi o massimizzano la funzione di profitto. La gente più o meno fa lo stesso. Le massimizzazioni ( o minimizzazioni) sono quasi sempre vincolate, nel senso che c'è sempre qualcosa che riduce lo spazio entro cui puoi trovare un ottimo. L'ottimo è la felicità. La botte piena e la moglie ubriaca. Un vincolo, ad esempio, è il fatto di non poter spendere soldi che non hai (sì, lo so che è possibile, ma questo è il caso più naive). Le costrizioni al problema possono essere infinite e magari dipendenti le une dalle altre, ma tutte contribuiscono a ridurre l'area di potenziale felicità. Non è difficile da capire, ormai lo studio da un po' ed è sempre la stessa storia. Se il problema di massimizzazione non è vincolato, l'economista è tanto felice, ma questo scenario è solo dell'Onnipotente, ad esempio : se la mia utilità è una funzione della quantità di educazione che posso ricevere dagli individui e io ometto il vincolo che mi dà la quantità di educazione che danno gli altri, non avrò mai un massimo. O meglio, io ne vorrò sempre di più, all'infinito. E' chiaro che non sia per niente realizzabile e, aggettivo ancora più amato nello studio dell'economia, ragionevole. 
Da buona economista so che per massimizzare la mia utilità devo tenere conto dei vincoli. Ieri ho messo quello della irrazionalità umana, certo la mia area si è ridotta, ma l'ottimo è quello più adatto a me.

Perfect timing...


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“People think a soul mate is your perfect fit, and that's what everyone wants. But a true soul mate is a mirror, the person who shows you everything that is holding you back, the person who brings you to your own attention so you can change your life. 

A true soul mate is probably the most important person you'll ever meet, because they tear down your walls and smack you awake. But to live with a soul mate forever? Nah. Too painful. Soul mates, they come into your life just to reveal another layer of yourself to you, and then leave. 

A soul mates purpose is to shake you up, tear apart your ego a little bit, show you your obstacles and addictions, break your heart open so new light can get in, make you so desperate and out of control that you have to transform your life, then introduce you to your spiritual master...” 
― Elizabeth Gilbert, "Eat, Pray, Love"

While the tortano is in progress...


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Dove vivo io, durante la Settimana Santa, la gente viene presa da spirito mistico e diventano tutti penitenti. Ogni due anni fanno una enorme rappresentazione della Passione e puoi capire che è l'anno giusto guardando gli uomini che si fanno crescere la barba perché fa subito ebreo anno zero. 
Il paese si blocca e diventa tutto palcoscenico, mentre il pubblico viene dalle zone limitrofe a frotte. Inutile dire che non ho mai avuto la minima idea di uscire a guardarla, né di parteciparvi. Non mi piacciono gli affollamenti, soprattutto perché all'improvviso sembra che il posto in prima fila per godersi lo spettacolo sia la per la vita. Tra l'altro conosci gli interpreti e sai chi sono nella vita di tutti i giorni, io, ad esempio, ho frequentato Giuda.

Tutti gli anni, poi, ci sono le "processioni", che sono una tradizione di pochi posti. Chi va e si incappuccia di solito fa penitenza, ma c'è anche chi aspetta questo momento tutto l'anno, tra una jastemma e l'altra, per rimettersi in riga. Si canta, si prega, si portano in giro statue e oggetti vari. Ci sono Comuni che hanno più di una arciconfraternita e si organizzano in colori e strade da percorrere. L'anno scorso hanno sfiorato la rissa per motivi di precedenza. Le persone tra giovedì e venerdì fanno una vera e propria tirata notturna (spesso in motorino) per vederne più possibili. 

Da piccola ho partecipato anche io, nel coro femminile, ed era qualcosa che si faceva con le amiche ed era quasi avventurosa. L'anno che ho camminato letteralmente dormendo ho capito che bastava così. Ma ricordo una bella atmosfera solo alla processione della notte, quando alle 3/4 del mattino nessuno era per strada e si sentivano solo i passi di noi che camminavamo e i canti. 

"Andare a vedere le processioni" dalle parti mie è un po' come organizzare la Pasquetta, la tombola a Natale, la grigliata il 15 agosto. Quest'anno non sono scesa nemmeno giù al palazzo. Conosco ancora più della metà dei partecipanti, nonostante facce che spuntano solo di questo periodo, ero fisicamente distrutta dal viaggio di ritorno e dalla giornata passata all'Università. Tutto sommato potevo indovinare l'ordine e persino i partecipanti sotto i cappucci.
Certo è che queste tradizioni hanno ragione d'essere solo qui.  Ci sono generazioni che si tramandano queste abitudini, persino mio nonno faceva parte di un' arciconfraternita; è una responsabilità interrompere questa specie di filo rosso che lega memoria, tradizione al presente. Semmai avrò dei figli, sicuramente non verranno portati a passaggio durante la notte travestiti da ku klux klan. Non ho bisogno dello struscio notturno per aspettare la Pasqua.

Let's talk about the future...


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D: "This friend of mine is giving  her post-doc life up and she decided to get married.You know, if you choose this life you have to do a lot of sacrifices, it will be uncertainty, you'll often change everything, you'll be not able to settle down..."
I: "D, really, I don't care about roots, if I love what I'm doing it's enough. I have the chance to choose everything I want. No restriction, nobody to take into account, but myself. I have all the bargaining power, right now.
D: "Even if you are not looking for, someone is coming and you'll wish to find your place and put down roots. Think carefully about this."
I: And until that moment I can't live my life, can I? And what about if from now to ten years that moment is not going to come?