Good Woman - Cat Power


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I want to be a good woman
And I want, for you to be a good man.
This is why I will be leaving
And this is why, I can't see you no more.
I will miss your heart so tender 
And I will love
This love forever

I don't want be a bad woman
And I can't stand to see you be a bad man
I will miss your heart so tender
And I will love
This love forever
And this is why I am leaving
And this is why I can't see you no more
This is why I am lying when I say
That I don't love you no more

Cause I want (to) be a good women
And I want for you to be a good man

You know where to find me


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Ho passato il pomeriggio in ufficio, per preparare la lezione che terrò la settimana prossima alle mie sette classi. Oggi ha piovuto e quando sono entrata nel Queens' Building c'era un timido tentativo di miglioramento, che di solito non è mai molto credibile. Sono uscita e non c'era più una nuvola. Stasera è una di quelle così tremendamente chiare e luminose da valere da sola tutti i giorni di grigio monotono. Sono andata a fare un po' di spesa per la casa e pensavo che poco più di un mese fa ero in estate e adesso non ricordo più l'ultima volta che ho messo le gambe da fuori. I week-end sono pericolosi, perché in cinque giorni corri e hai tanti intoppi da districare e cose da imparare, mentre in questi due giorni riesci a sentire tutta la solitudine dell'expat e c'è il pericolo che esploda. Ho degli amici qui, si esce, si chiacchiera, ma è l'assenza delle persone che conoscono tutta la mia storia, quelle poche persone che non hanno bisogno di spiegazioni e con cui condivideresti ogni piccola piega di questa nuova vita e di cui ti stai perdendo gran parte della loro vita. 
Oggi ho visto una persona che me ne ha ricordata un'altra. Mi sono girata a guardarla convinta che fosse proprio lei, ma era impossibile. Era uno di quegli episodi che aprono un vortice di persone e sono tornate a galla emozioni lontane e, complice il cielo di una sfumatura meravigliosa e interrotto solo dalle luci dei grattacieli della City, ho pensato che avrei potuto camminare per una Mile End qualsiasi per tutta la vita, da sola. Mi sarei presa un abbraccio volentieri, perché nessuno dovrebbe sentirsi solo, ma ho guardato la luna generosa nel cielo e non ero la sola a farlo.

Ho ascoltato questa canzone e mi è venuta voglia di suonare il mio pianoforte, ma l'unica tastiera che posso far suonare è quella del mio Macbook.


Could you repeat, please?


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La lingua è un problema. Non so dopo quanto tempo ci si abitui. Tutto sommato il grosso lo afferro e comincia ad essere meno frequente il numero delle volte in cui sono costretta a chiedere di ripetere. Mi abitui ad accenti e velocità, anche se prima di rispondere passano quei tre secondi in cui il mio cervello elabora velocissimamente le informazioni e poi si attiva rispondere; nel frattempo fisso il mio interlocutore e sembra che avanti ai miei occhi compaia la clessidra di Windows del caricamento e non è detto che poi sappia spiegarmi al 100%.

Ieri sera sono andata in un pub con degli amici/colleghi ed ero veramente stanca, ma ho trascorso una bella serata, nonostante chiacchierare in inglese sia ancora qualcosa che mi richiede uno sforzo. Ieri avevo vicino a me una persona ed entrambi avevamo difficoltà di comunicazione in inglese, così c'è stato un po' di quel silenzio imbarazzante, nonostante abbia avvertito la voglia di chiacchierare. E ho pensato che fosse proprio un problema che non fosse italiano e forse lui ha pensato lo stesso di me che non ero del suo Paese. Forse è questo che blocca i rapporti in questa città: la gente è così diversa l'una dall'altra che alla fine non si riesce a superare questo muro che può diventare il riuscire a gestire solo una conversazione semplice e banale. 
Devo lavorarci un po' su.

"Perché voi siete di quelli che non hanno Paura"


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I giorni prendono forma piano piano, anche il tempo corre velocissimo. Questa è la fine della mia terza settimana qui a Londra. Sto cominciando a non perdermi più e a fare a meno della mappa della tube, ma benedetto chi ha inventato Google Maps e gli smartphone!Cammino tanto perché all'inizio di questa settimana abbiamo avuto la pessima notizia che la trattativa per la casa per cui avevamo firmato il pre-contratto è sfumata. Ci siamo ritrovati nuovamente in mezzo a Gumtree, Spareroom e Easyroomate. Un incubo di telefonate, spelling e appuntamenti saltati perché non si sa per quale fenomeno spazio-temporale le stanze andavano via. Gente che voleva piazzarti cessi. Giovani, persino italiani, che provano a convincerti che l'assenza del soggiorno e di un tavolo in cucina in una casa è il "London style", si mangia in camera. Ma anche no. Domani mattina c'è di nuovo il terrore di un buco nell'acqua. Magari la prossima volta che scriverò un post sarà altrove e non diciamo più niente.

In questi giorni a Lampedusa è successa una cosa molto brutta e mi è arrivata solo l'eco di certe idiozie che hanno detto in Italia. Mi sono chiesta cosa accomuna me e una qualsiasi delle persone che sono affogate e che forse non si troveranno mai più, inghiottite dal mare. Tante speranze, poche o nessuna alternativa nel Paese di partenza e alla partenza. 
Sostanzialmente la differenza sono i soldi, l'essere nata quegli X chilometri più a Nord, il mio biglietto Easyjet, i trasferimenti monetari dei miei genitori in caso di necessità, Skype, un contratto che mi aspettava, uno forse rinnovato, la possibilità di scegliere, anche se ho avuto e sto avendo tante difficoltà.
E' inutile fare i politically correct: la vera differenza la fanno i soldi, perché loro  probabilmente sono, erano, più forti fisicamente e psicologicamente di me, forse più preparati, laureati, speranzosi, innamorati, desiderosi di dare una svolta alla loro vita anche più di me, perché io un posto per tornare ce l'ho e loro invece no. Sono emigrata per scelta, nonostante tutto, mentre loro chissà se l'avrebbero fatto se avvessero potuto scegliere. 

Si possono sprecare tante parole: essere emigranti non è facile, a partire da una lingua che ti impedirà sempre di capire e comunicare al 100%, e chi parte non torna mai come era all'inizio.
Io ho sul mio desktop la foto pubblicata qui sotto. Ho un biglietto aereo prenotato per il 17 dicembre per passare Natale con chi amo. 

Loro non arriveranno mai, non torneranno mai.




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Sono andata a Camden Town e mi sono innamorata. Nonostante fosse un posto pieno di gente, perché di sabato, quella piccola Kasbah così alternativa mi ha rubato il cuore. Ci sono andata senza macchina fotografica, quindi dovrò tornarci assolutamente. All'ingresso del Camden Lock Market c'erano i punk con la cresta enorme che si facevano le foto con i turisti per un pound, un po' come a Roma ci sono i gladiatori che si fanno le foto coi visitatori del Colosseo e si fanno pagare. 
Ogni mondo è paese.

Almond-eyes


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La prima impressione, cheppoi e' stata davvero un'impressione, mi e' venuta nel vedere l'aula piena di studenti asiatici. Molti sono ricchi ragazzi cinesi che desiderano un Master a Londra e noi siamo quelli che possono offrirglielo. Per la prima volta nella mia vita ho sentito descrivere gli studenti come customers. Pagano e vogliono il meglio, dove per meglio si intende "facile". Gli asiatici non ti capiscono, ti guardano smarriti e nei primi tempi pensi che tu non sia capace di spiegarti. In realta' non capiscono, ma hanno un grande rispetto per l'autorita' e cosi' sono persino spaventati dal farti domande. Qui ci sono persone da tutte le parti del mondo e va sempre tenuto in considerazione che il loro background non e' il nostro, le loro abitudini non sono le nostre. Gli asiatici mi sembrano anche super organizzati, camminano tutti con telefonini e tablet e sono pronti a cacciarti il file che hanno scaricato e qui l'Universita' mette tutto on-line. Tutto, ma proprio tutto. 

Io, per il momento ho ancora difficolta' con la tastiera.

La casa


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Mi ero preparata ad affrontare la ricerca. Avevo letto e ascoltato testimonianze più meno tutte uguali: è un incubo. Cercare casa a Londra è la cosa peggiore che tu possa fare. La differenza è che fino a che in quell'incubo non ci sei dentro, difficilmente capisci davvero. Credo di aver inviato qualcosa come sessanta messaggi di posta elettronica, visitato una trentina di agenzie in diverse parti di Londra e visto un bel numero di topaie. Ormai il mio numero di telefono inglese potrebbe essere scritto su una porta qualsiasi di un autogrill e comunque non verrebbe contattato, perché qui, ti contattano pure se non hanno niente da farti vedere, ma solo per prendersi i tuoi dati just in case something comes up. Se fossi stata da sola, mi sarei fermata in un angolo della Tube a piangere. E' così frustrante non riuscire a capire che ti dicono al telefono e ripetere sorry, pardon, fino allo sfinimento, perché alla fine lo sai che per loro è scocciante e il tuo futuro dipende dalla loro disponibilità di appartamenti.
Ho messo la firma su un pezzo di carta ed era la prima volta, perché le altre volte era in nero e invece qui il processo di affitto richiede così tante garanzie di pagamento che è meglio mandare il personal banker, piuttosto che andare tu.
Non è tutto sicuro, non lo sarà finché non dormirò per la prima volta nella nuova casa.
Ma almeno per il momento, posso smettere di parlare a telefono.