Everlasting growth


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Sono andata dal dentista. Sono tornata in Italia e ho voluto fare una pulizia dei denti dopo non so quanto tempo. In realtà ci avevo già pensato a dicembre, ma se il tuo dottore lavora due giorni alla settimana e in quei due giorni cadono le feste comandate, farsi visitare diventa complicato. 
Non mi ha trovato carie, ma ha scoperto che i miei molari del giudizio non smettono di crescere. La storia è che ho i denti del giudizio solo nell'arcata superiore, nell'inferiore non esistono e a detta del dentista  devo ringraziare l'evoluzione. Il problema è che i denti crescono continuamente e se non ci fossero "gli antagonisti" non smetterebbero davvero mai. I miei molari del giudizio non hanno antagonisti, c'è la gengiva che, poverina, prima o poi comincerà a soffrire. Io non ci avevo mai fatto caso, eppure sono davvero leggermente più lunghi degli altri molari. Prima o poi dovrò toglierli e tutto questo è abbastanza ironico, perché io ai denti ci sono stata sempre molto attenta e non ho mai avuto problemi. Inoltre ho smesso di crescere a 12 anni e ho sempre desiderato avere quei 10, 15 centimetri in più che avrebbero fatto la differenza. L'unica parte ossea che invece continua a crescere sono i molari del giudizio. 
Troppo giudizio, senza nessun antagonista. 

I like to move it


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Per la terza volta in 6 mesi cambio casa. Ho anche firmato il contratto per i prossimi sei mesi. Ho un biglietto aereo che mi riportera' a casa per quasi 20 giorni e adesso ne avverto davvero la necessita'. Ho cercato casa, e fortunatamente l'ho trovata, in un momento in cui si sono affollate parecchie cose, c'erano troppi pensieri. Ho trovato una bella stanza grande ed economica, mi preoccupa il fatto che in casa saremo sei, anche se so che alla fine la mia stanza sara' il posto dove potro' passare la maggior parte del tempo. Sono flessibile ed adattabile. Ho voglia di tornare a casa e rivedere le facce di sempre. Lo so, che dopo una settimana avro' di nuovo voglia di tornare indietro, ma durante questo mese, la visita di mia sorella e di una delle mie migliori amiche mi ha fatto rendere conto di quanto mi sia sentita sola.


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Sono in un ufficio all'ultimo piano del palazzo in cui lavoro. Correggo compiti. Ancora una volta sto per ricominciare di nuovo. DEvo trovare un nuovo posto dove vivere. Ho tra le mani un premio in soldi come best teaching assistant, un quasi certo contratto di due anni persso questa Universita' e tutto quello che vorrei e' che si aprisse questa porta, che pero' so non si aprira' mai.


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Domani metterò su la mia giacca di ordinanza, la camicia del mio colore preferito e andrò alla mia vecchia Università a cercare di offrire un posto di lavoro a quelli che frequentano quest'anno il mio Master e a vedere se riusciamo a mettere su un ponte Erasmus. Ovviamente non vado da sola, sarò con la mia supervisor, ma questo non cambia che sia un giorno particolare, come se avessi saltato il tavolo e fossi passata dall'altro lato della cattedra. 
Oggi sono andata al mare, il tempo è stato clemente e, nonostante il raffreddore, ho messo i piedi a bagno. Non mi sono mai sentita di appartenere ad un posto preciso, però ho sempre saputo di appartenere al mare. Un giorno un collega mi ha chiesto se mi capitasse di stare senza pensare a niente, allora gli risposi che il mio cervello non stacca mai, infatti persino la notte mi tiene sveglia. Oggi, invece, dovrei rispondere che c'è un posto dove davvero non penso più niente...al mare. Ho trascorso un'ora e mezzo e non ricordo cosa sia passato per la mia testa. We all go back to where we belong.

I still haven't found what I'm looking for...


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Fuoco, fuochino, acqua.




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Tu arrivasti alla mia anima quando era dimenticata:
le porte divelte, le sedie nel canale,
le tende cadute, il letto sradicato,
la tristezza curata come un vaso di fiori.
Con le tue piccole mani di donna laboriosa
ponesti tutte le cose in fila:
lo sguardo al suo posto, al suo posto la rosa,
al suo posto la vita, al suo posto la stuoia.
Lavasti le pareti con uno straccio bagnato
nella tua chiara allegria, nella tua fresca dolcezza,
collocasti la radio nel luogo appropriato
e pulisti la stanza di sangue e spazzatura.
Ordinasti tutti i libri dispersi
e stendesti il letto nel tuo enorme sguardo,
accendesti le povere lampade spente
e lucidasti i pavimenti di legno consumato.
Fosti d’un tratto enorme, ampia, potente, forte:
sudasti grandi fatiche lavando arnesi vecchi.
Apprendesti che nella mia anima d’avanzo era la morte
e la tirasti all’orto con pezzi di specchio.

Jorge Debravo - Poesia dell'amore inevitabile


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Ad alcuni di noi sono stati assegnati dei Visiting Professors, cioe' dei tipi, chi piu' e chi meno, cool che lavorano alla City e nel poco tempo libero che hanno si divertono ad insegnare. Sono convinta che per loro sia decisamente conveniente avere un piede nell'Universita', perche' se le cose si mettono male in finanza, hanno sempre le spalle coperte.
Uno dei nostri compiti, da come si e' capito in altri post, e' rendere la vita di questi visitors piu' facile possibile, d'altre parte loro non sono qui tutti i giorni e non sanno come funziona la struttura. In questo lavoro sono stata molto brava il primo semestre, tanto da meritarmi, per il prossimo incarico, di fare da cuscinetto tra gli altri TAs e i visiting professors. Oggi parlavo con un ta che deve occuparsi del mid-term exam e lui mi fa "io non gli dico [al visiting professor, nda] che me ne occupo io, anche perche' se va male qualcosa io sono responsabile".
A me, questo tipo di discorso, fa proprio vomitare. Alla fine dovra' comunque occuparsene, tanto vale che tu lo dica e ti sbrighi da solo, in maniera tale da controllare che tutto vada per il verso giusto, anche perche' se qualcosa va male non sara' sicuramente il visitor a risolvere, ma dovrai vedertela da solo. 
Il lavoro e' fatto di responsabilita', non puoi aspettare sempre che qualcuno risolva i tuoi problemi o fuggire quando le acque cominciano ad agitarsi.