I still haven't found what I'm looking for...


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Fuoco, fuochino, acqua.




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Tu arrivasti alla mia anima quando era dimenticata:
le porte divelte, le sedie nel canale,
le tende cadute, il letto sradicato,
la tristezza curata come un vaso di fiori.
Con le tue piccole mani di donna laboriosa
ponesti tutte le cose in fila:
lo sguardo al suo posto, al suo posto la rosa,
al suo posto la vita, al suo posto la stuoia.
Lavasti le pareti con uno straccio bagnato
nella tua chiara allegria, nella tua fresca dolcezza,
collocasti la radio nel luogo appropriato
e pulisti la stanza di sangue e spazzatura.
Ordinasti tutti i libri dispersi
e stendesti il letto nel tuo enorme sguardo,
accendesti le povere lampade spente
e lucidasti i pavimenti di legno consumato.
Fosti d’un tratto enorme, ampia, potente, forte:
sudasti grandi fatiche lavando arnesi vecchi.
Apprendesti che nella mia anima d’avanzo era la morte
e la tirasti all’orto con pezzi di specchio.

Jorge Debravo - Poesia dell'amore inevitabile


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Ad alcuni di noi sono stati assegnati dei Visiting Professors, cioe' dei tipi, chi piu' e chi meno, cool che lavorano alla City e nel poco tempo libero che hanno si divertono ad insegnare. Sono convinta che per loro sia decisamente conveniente avere un piede nell'Universita', perche' se le cose si mettono male in finanza, hanno sempre le spalle coperte.
Uno dei nostri compiti, da come si e' capito in altri post, e' rendere la vita di questi visitors piu' facile possibile, d'altre parte loro non sono qui tutti i giorni e non sanno come funziona la struttura. In questo lavoro sono stata molto brava il primo semestre, tanto da meritarmi, per il prossimo incarico, di fare da cuscinetto tra gli altri TAs e i visiting professors. Oggi parlavo con un ta che deve occuparsi del mid-term exam e lui mi fa "io non gli dico [al visiting professor, nda] che me ne occupo io, anche perche' se va male qualcosa io sono responsabile".
A me, questo tipo di discorso, fa proprio vomitare. Alla fine dovra' comunque occuparsene, tanto vale che tu lo dica e ti sbrighi da solo, in maniera tale da controllare che tutto vada per il verso giusto, anche perche' se qualcosa va male non sara' sicuramente il visitor a risolvere, ma dovrai vedertela da solo. 
Il lavoro e' fatto di responsabilita', non puoi aspettare sempre che qualcuno risolva i tuoi problemi o fuggire quando le acque cominciano ad agitarsi.


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Stavo guardando "The Voice UK" e mi ha colpito questa canzone, di cui ho trovato una versione di Norah Jones.



"I make the same mistakes, feels like I never learn. Always give way too much,for little in return"


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Sono sicura di averlo scritto da qualche altra parte, che io solo il Superenalotto non indovino. Gli esseri umani sono piuttosto prevedibili e se riesci a raccogliere un po' di dati (vale a dire frequentarli), non e' complicato costruire dei bei modelli robusti in grado di prevedere possibili realizzazioni. Una volta mi dissero che mi ero sbagliata, nel mio forecast, e in effetti un errore l'avevo fatto, ma non era nel risultato piuttosto nella tempistica. Sul lungo periodo non mi sbaglio mai. Un po' mi dispiace dover sempre ammettere che ho  sempre ragione, soprattutto perche' le mie previsioni sono piuttosto pessimistiche e non danno molta fiducia nell'individuo umano. 
L'altra sera parlavo con una mia amica ed e' venuto fuori un concetto molto economico: la teoria del "second best", che sarebbe la teoria secondo la quale, quando qualche condizione di ottimalita' non puo' essere soddisfatta, ci si e' spinti a raggiungere un altro punto di ottimo. Diciamo accontentarsi:  "good, but not as we could have". E lei mi diceva che dovevo applicare questa teoria, lasciando da parte il first best, perche' e' importante fare un poco di pratica. Io penso che e' tutta la vita che vivo di second best, convinta che le mie condizioni ottimani non siano mai raggiungibili. Se non e' first best, no thanks.

Abbastanza senza senso, questo post. Oggi e' Blue Monday. Sopravviveremo.


Goethe_ Le affinita' elettive


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"Coloro che si comprendono rapidamente, si incontreranno facilmente come amici o vecchi conoscenti; si congiungeranno senza modificarsi l'un l'altro, come il vino si mescola con l'acqua. Al contrario, altri si irrigidiranno, estranei, l'uno accanto all'altro, e non si lasceranno congiungere nemmeno se mescolati per mezzo di un meccanico mescolare o strofinare: come l'acqua e l'olio che per quanto agitati insieme, immediatamente si separano
[…]
Quegli elementi che, venendo a contatto l'uno dell'altro, si compenetrano e si determinano reciprocamente, sono quelli che noi chiamiamo affini. Possiamo trovare questa affinità particolarmente negli alcali e negli acidi, i quali, quantunque opposti gli uni agli altri, si cercano nel modo più deciso, si mescolano, si modificano e formano insieme un nuovo elemento. Si pensi alla calce che dimostra una particolare inclinazione, un deciso desiderio di unione verso tutti gli acidi. Appena il nostro laboratorio di chimica sarà pronto, avrete modo di assistere ad alcuni esperimenti che sono di per sé assai interessanti e danno un concetto molto più chiaro di quanto non possono farlo le parole, nomi ed espressioni tecniche".
"Debbo confessarvi", disse Carlotta "che se voi chiamate affini questi curiosi elementi, io mi immagino queste affinità più nello spirito e nell'anima, che nel sangue. In questo modo possono formarsi, fra gli uomini, amicizie veramente grandi, poiché qualità contrastanti facilitano una unione più intima. Per questo desidero attendere per vedere quali misteriose azioni ed effetti mi dimostrerete praticamente". E rivolta ad Edoardo, continuò "Non ti disturberò più nella tua lettura e, assai più informata, ascolterò più attentamente".
"Siccome tu c’hai messo su questa strada" rispose Edoardo "non ti libererai di noi tanto facilmente, poiché i casi più complicati sono quelli che interessano maggiormente. Soltanto essi danno un chiaro concetto del grado delle affinità e delle più vicine, e delle più forti, e delle più lontane, e delle più deboli relazioni: le affinità poi sono veramente interessanti quando provocano separazioni."

Advice from the Ocean


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