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Delle caramelle gommose...


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Né io, né mia sorella siamo state cresciute con vizi. Mia mamma è ancora oggi una strenua opponitrice dei grassi idrogenati, cosí niente merendine e/o patatine fritte confezionate, da piccole. Io e mia sorella risolvevamo comprando ogni tipo di schifezza quando mamma era costretta a lasciarci dalla nonna. 
Alla fine cresci con il desiderio di quelle cosacce e quando le mangi sembra sempre che il senso di colpa si depositi sul tuo fegato. Ancora oggi mangiamo patatine di nascosto, quando siamo a casa dei nostri genitori. 
E` facile assistere nei supermercati a scene di bambini che chiedono caramelle o junk food alle mamme e a mamme che negano o accondiscendono pur di non ascoltare i piagnucolii. Che io ricordi, difficilmente chiedevamo o davamo fastidio e aspettavamo le feste comandate per ricevere il nostro paradiso di zuccheri complessi. 

Oggi sono andata al supermercato con mia madre e nel reparto dei dolciumi mi faceva vedere le caramelle e mi chiedeva se ne volessi e mi ripeteva di prendere qualsiasi cosa mi piacesse. La verità è che non ho preso niente ed ero anche un po` in imbarazzo, dal momento che nel supermercato non eravamo sole e ho 27 anni e in valigia non posso mettere niente e non è il caso di imbarcarlo come grasso in eccesso, ma anche perchè ho una casa e posso comprare le cose che voglio  in un Paese dove beccarsi il diabete sembra un sport nazionale. Siamo comunque uscite da lí con un kg di caramelle gommose che mi sono ritrovata sulla scrivania. 

Mi sarebbe piaciuto vivere questa scena vent`anni fa, o almeno dire alla me di vent`anni fa che un giorno avrei vissuto quella scena.

La Noyee - Yann Tiersen


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Ho sempre avuto un senso critico molto sviluppato; qualcuno le chiamerebbe analytical skills , che Wikipedia identifica come "the ability to remain neutral, quickly identify the problem, then offer sound rational solutions omitting emotion by use good reasoning in analyzing a situation and also the ability to problem solve." C'è sempre una certa neutralità in ogni mia relazione sociale, una sorta di zona grigia che pongo tra me e le persone e che mi serve per osservarle da una distanza oggettiva. Ha sempre funzionato, perchè questo mi ha salvata da ogni tipo di dipendenza emotiva e/o affettiva e ogni forzatura di questa distanza si è trasformata in un'invasione che ho sempre arginato allontanandomi di più. Mi hanno anche incolpata di essere poco affettuosa e, da qualche parte in questo blog l' ho già scritto, di non riuscire ad accettare le imperfezioni del mondo.
So di avere una notevole capacità di rimanere neutrale, una volta mi attaccarono persino accusandomi di non prendere mai posizione, di mon avere una idea sulle cose. 
In realtà ascolto tutto e analizzo constantemente. Le persone e il loro modo di agire non sono difficili da prevedere ed anticipare, se si riesce ad osservare con calma. Anche qui, tutti tendono a fidarsi di me e raccontarmi dei loro problemi perchè la maggior parte delle persone adora essere ascoltata, ma se parlassero ad un muro sarebbe ugualmente soddisfacente per loro No, non è una opinione negativa sull'umanità, d'altra parte piace anche a me essere ascoltata. 
Difficilmente rimango stupita dai comportamenti umani, perchè tutti agiamo secondo incentivi e una volta capiti quali questi possano essere, hai chiaro in mente di chi ti puoi fidare e di chi no, quali sono i loro limiti.
La gratuità non esiste, o almeno io l' ho vista pochissime volte. E quando l'ho ricevuta da chi nemmeno poi avevo sufficientemente osservato, mi ha destabilizzato, perché è davvero più unica che rara. Come la riconoscenza. Temo sempre di rimpicciolire  troppo la mia zona di protezione, quando qualcuno fa qualcosa per me, gran parte di chi mi sta intorno mi considera un muro di gomma, senza possibilità di danno, senza nemmeno il diritto ad avere le palle girate senza senso. Comunque queste due qualità, gratuità e riconoscenza, controbilanciano l'asetticità delle mie analytical skills. Faccio le cose senza dover avere necessariamente qualcosa in cambio e so essere riconoscente.
L'aver espatriato ha ridimensionato molti rapporti e non posso negare la delusione nei confronti di alcuni. Chi mi conosce sa la difficoltà che ho nel rimpicciolire la zona grigia, ma è anche e soprattutto colpa mia, che do l' impressione di farmi trovare sempre dalla stessa parte, come se niente fosse cambiato. Certo, se allontanti le persone dal tuo nucleo, alcune di esse sono cosí piene di sè che nemmeno se ne accorgono.


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31 ottobre/6 novembre 2013 31 Compiti per tutti. Qual è la morte migliore che hai vissuto?Medita sulla morte come metafora della liberazione da tutto ciò che è logoro e consunto. Qual è la morte migliore che hai vissuto?

Il buon Rob Brezsny suggerisce questo simpatico esercizio per questa settimana. 
Una persona che conoscevo una volta mi insegno' "il gioco delle piccole morti", che consiste nel regalare cose a cui siamo affezionati a persone importanti, cosi' da slegarci dalla dipendenza dalle cose. Non ricordo quante volte abbia giocato alle piccole morti, ma e' anche vero che non sono mai stata particolarmente legata agli oggetti e, forse, nemmeno alle persone.
Pero' me la ricordo la morte migliore che ho vissuto ed era un nove luglio, c'era un bus e un bacio d'addio e poi una lunga mail e un invio che e' stato davvero una resurrezione. Da quel momento niente e' stato piu' lo stesso e dopo piu' di un anno posso dire che non c'e' piu' niente di logoro e consunto nella mia vita.