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"Lightness for me goes with precision and determination, not with vagueness and the haphazard. Paul Valéry said: “Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume” (One should be light like a bird, and not like a feather)".
Be light, Happy 2015!!!

E' stato un anno lunghissimo. E nemmeno ricordo tutto quello che e' successo. Ho traslocato, ho visto Parigi, ho trovato l'Amore. Ho smesso di fare progetti sul lungo periodo, che brutto vizio. Non so molto del 2015, traslocherò, non so cosa ne sarà del mio lavoro, ci sarà un matrimonio, ci sarà ancora l'Amore. Quello che mi ha insegnato Londra e' proprio a non fare troppi programmi, a vivere ogni giorni, ma a credere sempre nei propri obiettivi. So dove voglio essere, con chi voglio essere e dove voglio andare. No matter what happens, life goes on.

I've got an atlas in my hands


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La Domenica a Londra è un giorno pigro. Qui tutti vanno di corsa, durante la settimana. Anche se passeggiano e non hanno niente da fare. A passo svelto. La Domenica è il giorno della spesa e infatti i grandi supermercati sono pieni di famiglie che riempiono giganti carrelli. Stavo pensando che scrivo poco. Scrivo poco qui e scrivo poco in generale. L'altra sera un amico con cui non uscivo più da parecchio mi ha detto che forse lavoro troppo. Che devo trovare un modo per disconnettermi. La verità è che se non esco con un certo gruppo non significa che non mi diverta o che non esco. Sì, lavoro molto e questa settimana è stata bella pesante, ma posso solo pensare che è passata. Ho la sensazione che i giorni corrano uno dietro l'altro e non ricordo cosa abbia fatto la settimana scorsa. Però ricordo cosa ho fatto ieri e forse volevo scriverlo da qualche parte solo per ricordarmi che sia avvenuto. Per certi versi ho bisogno di costruire nuove memorie  e sì che ci sono traguardi futuri, ma c'era anche un buco. Mi voglio ricordare di questa sensazione di piccolezza, dell'avere qualcuno che si preoccupa per me, delle mani tenute e del profumo di una pelle che non è la mia, di quella sensazione di "mi sembra di aver passato tutta la vita così". Chissà domani.

Vedi cara...


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Vedi cara, è difficile a spiegare, 
è difficile parlare dei fantasmi di una mente. 
Vedi cara, tutto quel che posso dire 
è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente. 
Vedi cara, certe volte sono in cielo 
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà. 
Vedi cara, è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 

Oggi è un giorno strano. Più che altro è una data particolare. Una data che per molto tempo è stata piena di sogni e desideri, di futuro da costruire. Un anniversario festeggiato che sarebbe diventato per sempre. 

Ogni giorno sono differente, ogni giorno da quasi due anni. E attorno a me le cose cambiano costantemente. Non è sempre semplice, ma c'è movimento e "panta rei" è sempre stata una cosa buona e giusta. 

Vedi cara, certe crisi son soltanto 
segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire. 
Vedi cara certi giorni sono un anno, 
certe frasi sono un niente che non serve più sentire. 
Vedi cara le stagioni ed i sorrisi 
son denari che van spesi con dovuta proprietà. 
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 

Ho avuto per parecchio tempo qualcosa dentro che voleva uscire e se non mi fossi allontanata non sarebbe mai uscita. Le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà.

Non capisci quando cerco in una sera 
un mistero d' atmosfera che è difficile afferrare, 
quando rido senza muovere il mio viso, 
quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare, 
quando sogno dietro a frasi di canzoni, 
dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà... 
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 


Dietro a ciò che non sarà. Ci sono giorni che non mi sento per niente pronta. Che ne ho abbastanza delle relazioni, della fatica che c'è dietro ogni rapporto coltivato, di quelli nuovi, così fragili ed incerti.

Non rimpiango tutto quello che mi hai dato 
che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora, 
anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perchè 
questo tempo dura ancora. 
Non cercare in un viso la ragione, 
in un nome la passione che lontano ora mi fa. 
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 


Tu sei molto, anche se non sei abbastanza, 
e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi, 
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, 
tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi. 
Io cerco ancora e così non spaventarti 
quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua! 
Sii contenta della parte che tu hai, 
ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa. 
Cerca dentro per capir quello che sento, 
per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà... 
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già...

Oggi è un giorno come un altro. Passato in giro e in compagnia. C'è parecchia strada avanti.
Non mi stanco di camminare.

Credits: thanks to Fabrizio De André


Eterno ritorno


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Il mio parrucchiere mi ha detto che Londra mi fa bene, mi ha vista serena e rilassata. E' vero, lo sono, sono in vacanza. Nel viaggio di ritorno in treno un vecchio mi ha abbordata e ha voluto fare conversazione. Mi ha fatto un sacco di complimenti e devo dire che mi ha fatto un certo effetto quando ho detto "vivo e lavoro in Inghilterra". Poi è sceso e nel frattempo era salito un ragazzone con gli occhi verdi con cui ho scherzato quando il vecchio è sceso. Io ho messo su la musica, ma quando ho visto il mare, mi è scappato di sorridere e così lui ha cominciato a parlare. Si è pure presentato e alla fine scendeva alla mia fermata, voleva offrirmi un caffè, ma io avevo voglia di tornare a casa e poca voglia di conversare. Mi ha salito la valigia su per le scale ed è stato proprio gentile, io non ci sono proprio abituata a questo tipo di attenzioni.
In realtà viaggiavo leggera e pensavo davvero a come sarebbe stato rivedere qui tutto.
La verità è che è tutto esattamente uguale, solo che adesso ho una casa anche a migliaia di chilometri da qui, il mio letto, le mie lenzuola, i miei vestiti e se sono così tranquilla è anche perché so che là tornerò.

"è quasi casa, è quasi amore"


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E quindi domani si torna a casa. La mia professoressa di Italiano al Liceo diceva sempre che le frasi non vanno mai cominciate con la "e" congiunzione, perché prima c'è un punto e il punto stoppa ogni possibilità di unione. Però poi diceva che usarla così era una licenza poetica e allora io la usavo perché amo i punti e gli elenchi puntati, ma cominciare con una congiunzione significa che no, niente è per sempre, niente è staccato, c'è sempre qualcosa da unire o qualcosa che non si dimentica.
E quindi domani si torna a casa; a quest'ora domani starò mangiando una pizza, sarò a Napoli nella casa dove ho vissuto i nove mesi più stressanti e sereni dell'ultimo decennio. Torno a casa da quel 14 settembre, in cui sono arrivata all'aeroporto e avevo due valigie di sogni. Ho passato qui questi primi tre mesi, difficili e pieni di soddisfazioni. Torno a casa e temo di non sentirmi a mio agio, di non riuscire a rivedere tutti, di non accontentare tutti, insomma, le solite fisime di una vita. "Il problema è che non so dire di no" ho detto al mio Boss, quando mi ha detto che era impressionato dal lavoro che avevo fatto e da come lo avevo svolto e mi ha detto che dovrei imparare e io gli ho detto che non è la prima volta che lavoro e "The fact is that people trust me, give me responsabilities and at the end of the story I have to handle everything" e lui mi ha detto che mi capiva molto bene, me l'ha ripetuto un paio di volte. 
Ho pochi giorni da passare a casa, tutto sommato, un altro aereo mi aspetta e mi aspetta un semestre ancora più complesso in cui dovrò giocarmi di nuovo le poche carte che ho. Mi sembra una vita da quando ho respirato aria napoletana, mi sembra ieri.

"Let's finish what we've started"


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Tornare nel posto che ha letteralmente cambiato la tua vita non e' mai facile. La verita' e' che quest'estate ero con sorella, c'era il mio compleanno e c'era questo grande passo di nuova vita a Londra a un passo dal venire. E' stato uno dei viaggi piu' straordinari che abbia mai fatto, ma era una vera e propria vacanza.
Questo week end e' stata una nuova prima volta. Ho dormito nel letto in cui ho scritto la mail che ha spezzato la catena che mi stava soffocando. Ho reincontrato l'amica V. nel posto in cui eravamo solite darci appuntamento per uscire. C'erano le luci di Natale, i mercatini, tantissima gente. Entrambe avevamo i nostri giubbini pesanti e le nostre vite nuove di zecca. Entrambe con i brividi nel rivedere quei posti cosi' importanti per noi, cosi' meravigliosi e anche un po' dolorosi. C'era una black forest hot chocolate a coccolarci, il nostro Costa Caffe' in Piccadilly.  "Just because everything's changing doesn't mean it's never been this way before." Ho trascorso due notti a chiacchierare, a parlare, sedute sul letto con un barattolo di cioccolatini. Questi mesi qui mi hanno resa molto indipendente. C'e' stato un momento della mia vita in cui ho pensato che non sarei mai riuscita a stare da sola e questo mi stava quasi distruggendo. In Patria hai il conforto di avere "sotto mano" qualcuno in caso di necessita', ma qui ci sono dei constraints notevoli, tipo il telefono, internet e la dipendenza dallo smartphone. Essere abbracciati, ascoltati, consolati, o semplicemente non dover dimostrare che tutto va ed e' andato sempre bene, manca.  Ho passato ore a guardare una bimbetta di quattro mesi sorridermi. E' stato anche il momento di fare due conti. E mi sono resa conto che sono forte e indipendente e sono anche tremendamente incapace di lasciare che qualcuno si occupi di me. Ho realizzato che sei anni non si chiudono cosi' e non e' per l'amore che non c'e' piu' da un gran bel pezzo, ma perche' non ho proprio la capacita' di "rely on someone else". Cosi' ho persino pianto, quando P mi ha detto "look at you, in this room after one year!" Perche' mi ha fatto l'elenco delle cose che ho fatto e lei si' che ha visto la mia pelle cambiare. It's Lea's time, she said, you are so beautiful, the nicest person I have ever met. E mi sono resa conto che ci sono ancora tante cose su cui devo lavorare.
Ho un paio di calzettini microscopici appesi al letto, vicino al calendario delle cose da fare. E' il mio reminder; "remember to be proud of yourself, next year task will be to be a sexy foxy woman". I'm working on it.




Teaching evaluation questionnaires


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Ai nostri studenti sono stati dati i questionari di valutazione dei docenti in cui c'è un piccolo riquadro che riguarda i teaching assistants, cioè me e i miei colleghi. Ho 336 studenti divisi in sette classi e li incontro anche quando il professore fa lezione. Con me c'è un'altra teaching assistant che ha un altro corso e quasi la metà dei miei studenti. Dividiamo lo stesso "module convenor", ma io sono pagata a contratto e lei è una gran bella phd student iraniana di 32 anni, che viene pagata ad ore.
Ho visto i questionari dei suoi studenti e nei commenti hanno scritto che è bella e hanno segnato "very good", qualcuno ha scritto che non sorride mai e c'erano anche dei "poor".
Nei miei questionari (che ho controllato anche se non avrei dovuto), un paio di persone hanno scritto "average" e poi tutti good and very good, anche quando il professore riceveva voti bassi. Nessuno ha scritto che ero bella, ma ho trovato un excellent teaching e parecchia soddisfazione. Certo, se fossi stata alta, bionda e magra come la mia collega avrei avuto i miei voti positivi con grande facilità. Solo che sono bassa  e sembro una ragazzina. Vedo però le facce dei miei studenti che mi fermano per i corridoi e sanno chi sono e mi parlano di loro. Vedo i cinesi, così chiusi e rispettosi, rispondere al sorriso che ho sempre e non avere più timore di rispondere in aula, soprattutto le ragazze. E sì, il mio big-boss-manager-della-City ignora continuamente la mia collega, fidandosi solo di quello che gli dico io e comportandosi come se esistessi solo io. 
Nei miei 27 anni ho visto andare avanti (e a volte passarmi avanti) molte persone solo per l'aspetto fisico, ma leggere che i miei tutorials sono ben spiegati vale molto di più che ricevere "the beauty of the tutor" come risposta alla domanda "qual è la cosa migliore del corso". Costa molta più fatica, tempo e pazienza, spero che nel lungo periodo porti frutto.

Everybody, everybody wants to love Everybody, everybody wants to be loved...


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Succede che il tuo Boss, un giovane 35enne top manager nella City, ti risponda ad una mail dal suo indirizzo di posta privata e tu, senza esitazioni, lo googli, perché la curiosità è donna e perché, alla fine, pure tu usi diversi indirizzi per diversi scopi e chissà se.
Succede che scopri che il tuo Boss, super-figo-atletico-tutto-soldi-e-successo, sia su un sito di appuntamenti per cercare una relazione a lungo periodo/moglie.
Succede che l'idea che ti eri fatta sui gusti e la persona sia esattamente quella della descrizione, e che adesso capisci il motivo di certe domande e del perché vi intendiate, l'unico errore di valutazione che hai commesso riguarda la facilità con cui è capace di trovare una donna. 
Succede che ti rendi conto che non è possibile capire cosa serva per trovare quella/o giusta/o e che forse è soltanto una questione di culo. Se non ci riesce lui, figurati se ci riesci tu, ma questo può renderti stranamente ottimista: tutto sommato la maggioranza è sulla stessa barca.


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31 ottobre/6 novembre 2013 31 Compiti per tutti. Qual è la morte migliore che hai vissuto?Medita sulla morte come metafora della liberazione da tutto ciò che è logoro e consunto. Qual è la morte migliore che hai vissuto?

Il buon Rob Brezsny suggerisce questo simpatico esercizio per questa settimana. 
Una persona che conoscevo una volta mi insegno' "il gioco delle piccole morti", che consiste nel regalare cose a cui siamo affezionati a persone importanti, cosi' da slegarci dalla dipendenza dalle cose. Non ricordo quante volte abbia giocato alle piccole morti, ma e' anche vero che non sono mai stata particolarmente legata agli oggetti e, forse, nemmeno alle persone.
Pero' me la ricordo la morte migliore che ho vissuto ed era un nove luglio, c'era un bus e un bacio d'addio e poi una lunga mail e un invio che e' stato davvero una resurrezione. Da quel momento niente e' stato piu' lo stesso e dopo piu' di un anno posso dire che non c'e' piu' niente di logoro e consunto nella mia vita. 

Lou Reed died today


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"Goodnight sweet ladies
ah, ladies goodnight
It's time to say
goodbye, bye-bye"

Dicono che ogni relazione abbia una canzone che ne faccia da colonna sonora. Non so chi lo dica, ma sembra quasi che senza una canzone del cuore, non ci sia una relazione seria. Io non l'avevo, o almeno non l'ho avuta per parecchio tempo. Poi, dopo una serie di giornate trascorse davvero perfette che finivano con la solita canzone di chiusura, sembrava proprio che "Perfect day" di Lou Reed fosse la nostra poesia. Era sicuramente la canzone alla quale pensavamo nei momenti in cui sentivamo di essere davvero felici insieme. Non credo nemmeno che qualcuno sapesse che quella fosse la nostra canzone e forse neanche noi lo sapevamo, tranne nei momenti in cui la ascoltavamo e la sentivamo nostra. 
Quando ho cominciato a sentire questa canzone più legata ad altri momenti, momenti che vivevo da sola, quando poi un insieme non esisteva più, questa canzone è diventata la frecciata lanciata in un insano tentativo di recriminare sulla mia decisione di aver scelto una felicità potenziale ad una infelicità futura. 

Durante l'anno che ho passato al Master, per diverse mattine mi svegliavo con la mia amica Cauliflower  e, via Virgin Radio, ascoltavamo "Walk on the wild side" e cominciavamo a cantarla col tipico doo do do, mentre ci preparavamo tra il bagno e la camera da letto ad affrontare una giornata dura di studio e ostacoli da saltare. Dopo un po' è diventata una delle nostre canzoni. Ma chi è che invece ha detto che solo le coppie hanno le loro canzoni? Ho sempre associato la musica alle persone, ai luoghi e alle situazioni e una canzone fa parte del linguaggio segreto tra due persone. Ogni volta che sento il doo do do penso al mio Cauliflower e a quanto è stato bello passare un anno matto, disperato e pieno di amicizia. 

Del buon Lou Reed conosco anche altre canzoni, ma queste due rappresentano chi sono stata e chi sono adesso e per uno strano segno del destino sono legate a due persone che portano persino lo stesso nome. E se alla fine, quando ascoltavo Perfect Day,  pensavo che non sarei mai più riuscita a vivere una giornata così ed era diventato il simbolo della me svuotata di ogni piccola emozione; sono poi riuscita a "take a walk on the wild side" da sola, ma accompagnata da una persona meravigliosa.

Oggi Lou Reed è morto e su Faccialibro tutti hanno pubblicato queste canzoni, che alla fine sono pure le più famose, ma io da una Londra in attesa di una tempesta come non si vede dal 2007 e che tarda ad arrivare, ho preferito sentirlo dirmi che è tempo di andare, di dire Goodbye.

Lo so Lou, che ci sono generazioni di persone che hanno vissuto le tue canzoni sulla pelle, ma questo renderà immortali le tue canzoni. La vita fa giri stranissimi e alla fine ti ritrovi esattamente dove dovevi essere.




London, day #1


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Quello che mi ha colpita di più di Londra, quando sono arrivata,  è stata la velocità. Non solo delle persone in strada, ma la velocità nel fare le cose. Sono arrivata a Stansted e il tempo di fare il riconoscimento del passaporto e la mia valigia già girava sul nastro. Sono uscita e l'autista che doveva portarmi in host-family non c'era. Ho telefonato al numero di emergenza e dopo tre squilli mi hanno risposto che l'autista stava arrivando. Avevo il cellulare italiano che non riusciva a trovare subito la rete inglese e loro mi avevano provato a chiamare. Ho aspettato 15 minuti e un gentile signore dall'Afghanistan, in UK da 12 anni e con la famiglia che visita  ("there is a war there") ogni sei mesi, mi ha accompagnata avanti casa. Ho conosciuto la mia host-mother e le biondissime figlie e mi sono misurata con un british accent davvero impressive. Hanno 13 e 11 anni e parlano velocissimo, ma sono gentili e si vede che sono abituate ad avere stranieri per casa. Nel giro di un'ora e mezzo sono andata in banca e se non avessi dovuto aspettare che il mio personal banker (un ragazzo Sikh, con il copricapo, come richiede il suo credo) si liberasse, in un quarto d'ora avrei aperto il mio conto, gratis. Ah, ieri era sabato e sì, le banche sono aperte fino alle 4 pm. In un paese dove la gente lavora Mon-Fri 9am-5pm, è normale che certi uffici rimangano aperti di sabato. E alcune filiali anche di domenica. 
Ho ricaricato monthly la mia Oyster card e ho dovuto solo riempire un form. Ho detto subito all'impiegato che non sono Inglese, così da fargli capire che i cinque secondi in cui il mio cervello registra la domanda, prima di dare una risposta, non sono dati da qualche forma di ritardo mentale, ma solo da uno sforzo continuo di switch di informazioni. Una ragazza molto gentile si è offerta di aiutarmi, ma potevo farcela da sola. Scrivere e leggere non sono un problema da parecchio. Non erano nemmeno le cinque e potevo già muovermi liberamente per la città, lavorare e pagare le mie spese. Di sabato. 
Sì, fa freddo e pioviggina di continuo. Eppure questa città non si perde in chiacchiere. E va bene così.

"E c'è chi vive e va, si viene e si va comunque, fischiando, cantando il motivo, ci serve comunque un motivo..."


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Me la devo ricordare questa sera. Lo spritz con i pezzi di frutti. Ti faccio mangiare la mia pesca ché tanto non mi piace. Da quando ho il wi-fi la mia vita sociale è cambiata. Ma perché questi stuzzichini sono sempre così buoni, bisognerebbe pagare questi e non l'aperitivo. Ho proprio voglia di crocché gigante. Magari andiamo a prenderci due cose di rosticceria. Who wants to live for ever. Quattro pezzi a testa, uno in meno. Mangiamo da Peppe 'o Panino. Siamo venuti fin qua e non ci vediamo il panorama? Chiama C. così la recuperiamo. Andiamo all'Isola. Non ho voglia di pizza. Mi farei un cioccolato violento. Profiteroles, chiedi. Ci sono! Adesso abbiamo bisogno delle bollicine: Coca Cola! Strada, macchina, chiacchiere, foto bimbominkiose. Me ne voglio andare. Ti veniamo a trovare. In bocca al lupo. Crepi il lupo, ragazzi, crepi sempre.

Sun-dried


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Sono nata in un posto di mare, dove generazioni di persone lavorano sull'acqua salata e generazioni di persone vivono tutta l'estate alla spiaggia. Io odio andare alla spiaggia. Non capisco cosa ci sia di rilassante nel trovarsi in mutande (perché è inutile che facciamo i fighi, il costume, talvolta, è persino meno coprente dalla mutanda media) avanti alla gente, spiaccicati a terra sperando che la melanina si metta in circolo, con la sabbia che si infila in intercapedini sconosciute e i sassi che distruggono i piedi troppo piccoli per avere il sufficiente appoggio. E poi è inevitabile sudare. Io sudo la testa (eredità del babbo) sin da bambina e anche se ho la fortuna di non puzzare è comunque fastidioso. La soluzione sarebbe stare in acqua, ma il mare non è sempre pulito e stare a riva in piedi e a subirsi duecento bambini in tre metri di perimetro è un'impresa per niente rilassante. La mia resistenza al sole tra un bagno e l'altro è di 15 minuti, con libro, musica e tutto quello che può distrarmi. Anche se sono in compagnia, non è piacevole condividere le cose della mia vita con la signora sulla sdraio che ti ascolta amabilmente. O come oggi, che ho incontrato un amico che non vedevo da tempo e i tre ragazzi vicino la mia asciugamano adesso conoscono tutti i miei programmi futuri. La morale della favola è che scendo alla spiaggia molto presto, intorno alle 9, e risalgo intorno alle 12. La mia pelle comunque si rifiuta di abbronzarsi, quindi non vedo perché dovrei insistere. E, soprattutto, dalle 11 la gente aumenta e lo spazio vitale diminuisce.

Non credo che avrò problemi a vivere in un posto dove la spiaggia non è l'hobby estivo per eccellenza.

Ho un biglietto di sola andata per Londra. Per la prima volta ho guidato la macchina da sola.  Se 14 mesi fa mi avessero detto cosa avrei fatto oggi, non ci avrei creduto nemmeno per tutto l'oro del mondo.

Baby you can drive my car*


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Ho preso la patente il 12 marzo 2005, a diciotto anni e mezzo, e non ho mai veramente guidato. Ci ho provato all'inizio, poi non ce n'è stata mai occasione né necessita. Volevo riprendere e ci ero quasi riuscita, fino al giorno in cui sono uscita con mio padre e il mio ex fidanzato e ho evitato per un pelo un imbecille in motorino che voleva superarmi a sinistra quando stavo girando proprio a sinistra. Ero abbastanza pronta di riflessi da evitare qualsiasi danno a persone e/o cose, tanto che lui sfilò velocemente e niente accadde. Il mio ex-fidanzato tirò fuori quest'episodio spesso, criticando la mia guida, così ho smesso. Aveva da ridire proprio lui che amava i motori, ma non aveva la patente e io pensavo che se non si fidava di me e della mia guida perché avrei dovuto farlo io? Lui voleva che riprendessi la macchina non perché ne avessi bisogno per la mia indipendenza, ma piuttosto perché si aspettava che lo scarrozzassi ovunque. Io, inconsciamente (ma neanche tanto), non avevo la giusta motivazione fino a.

Venerdì mi sono "masterizzata", sabato ho impacchettato le ultime valigie e fatto un lungo viaggio  di ritorno a casa con una persona consapevole dell'importanza di quel viaggio e di quanto ci tenessi  a non farlo da sola, anche se non avevo chiesto niente. 

Ieri mi sono rimessa alla guida e so di essere una persona diversa. L'ho fatto per me e non mi interessa se qualcuno mi rinfaccia un errore compiuto in un giro di prova. Mi fido abbastanza di me e anche se ancora sono rigida e ho un po' di (sana) ansia, anche oggi ho guidato come mai in questi anni. Ho visto portare la macchina a degli incapaci, a delle persone di ottanta anni, possibile che io che ho vissuto in terra straniera, ho fatto un master in inglese e sessanta esami debba spaventarmi per una macchina? No, la mia indipendenza mi è costata fatica, ci tengo a tenermela stretta, non finisce qui.


*The Beatles

"Non smetteremo di esplorare...


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...alla fine di tutto il nostro andare, ritorneremo al punto di partenza, per conoscerlo per la prima volta. (Thomas Sterne Eliot)".

E' di nuovo il giorno prima di un esame. Questa volta, però, è la mia ultima settimana di esami. Non si dovrebbe mai dire "mai", ci insegnano i saggi; né bisognerebbe dire che è l'ultima volta che facciamo qualcosa, dal momento che nella vita la randomness è l'unica costante. Diciamo che esiste una probabilità molto vicina a 1 che questa sia l'ultima volta che farò degli esami all'università. 
Ieri sera avanti a panini, cinghialini, risate e birre, con alcune delle persone con cui ho praticamente quasi vissuto negli ultimi interminabili nove mesi, per un attimo, ho pensato che era passato esattamente un anno da quando avevo capito che la mia vita poteva prendere un'altra direzione. Chissà se è possibile capire il momento esatto in cui si accende la luce e vedi con chiarezza come stai vivendo. A me non è stata una luce, ma probabilmente il motore dell' ultimo bus notturno a due piani che mi riportava a casa.
Si potrebbe dire che sono brava a chiudere certi capitoli, ma quello che sto per chiudere è stato forse l'anno più importante della mia vita. Non so come mi sveglierò il 22 giugno. Non so se riuscirò a conservare i rapporti che ho costruito, eppure so fin troppo bene che ripartirò di nuovo da zero.
E' normale essere un pochino tristi? Come quando si sta per tornare da una vacanza, si rimette tutto in valigia e la valigia diventa sempre più piccola di quando si è partiti. Ci sono souvenir, fotografie e la memoria che cerca di recuperare ricordi e persone. 
Ci sono persone che mi hanno conosciuto da qui, dalla mia vita cambiata e non hanno nessun debito di riconoscenza per passate storie, nessun obbligo dato dal numero di anni trascorsi insieme. E forse quel giugno di un anno fa sarà sempre lo spartiacque tra il "prima" e il "dopo", tra quello che stavo per diventare e quello che voglio essere, tra le persone che volevo trattenere nella mia vita e quelle che invece mi scelgono e rimangono. Un giorno sì e l'altro no mi chiedo se le mie scelte nell'ultimo anno siano state quelle giuste per me. Ed ogni giorno la mia risposta è sempre la stessa: sì. Mi faccio questa domanda spesso non perché mi guardi indietro, ma per non dimenticare da dove sono arrivata, come stavo, cosa mi costringevo a sognare. Da quel giugno lì, ho avuto spesso quel guizzo di serenità nel pensare che mi trovavo nel posto giusto. Mentre nei venticinque anni precedenti mi ero sempre sentita fuori luogo, ovunque andassi, con chiunque stessi. 
Credo che le scuole siano finite, le persone al mio paese vanno a mare e lo vedo da Faccialibro, negli ultimi giorni sono uscita così presto la mattina da trovare i negozi chiusi e sono tornata a casa così tardi da ritrovarli ancora chiusi. E tutto questo, mi fa proprio strano dirlo, mi mancherà e so che non tornerà. Come so che non sarà un'estate semplice. Tuttavia è il duemilacredici, questo. Nessun passo indietro.

I won't be found...


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Ho scritto una preghiera per una delle mie più care amiche che oggi si è sposata. L'ho scritta rivisitando le parole di una canzone di Daniele Silvestri, che, guarda le coincidenze, aveva ripubblicato il suo staff sulla sua pagina FB. E' il primo matrimonio del gruppo di mie amiche a cui vado senza accompagnatore. Vederla nel suo abito bianco e così radiosa guardare suo marito è stato bellissimo. Ma quando mi è toccato andare a leggere mi sono commossa. Ci siamo scritte tante lettere immaginando il nostro futuro, l'abbiamo descritto  e raccontato e desiderato e anche odiato. Dovevo scrivere d'amore in un periodo in cui è il mio ultimo pensiero e a volte, quando li guardo, sono convinta di non essere proprio tagliata per quelle cose là e che se prima credevo di esserlo era perché mi ci sono convinta. Ma il fatto di non saper girare un film non significa che non puoi scriverne bene. Le mie parole sono piaciute, ma le parole sono sempre state il mio forte. Avevo la voce rotta dalla commozione e non è da me, li ho guardati avanti a me e ho pensato che sì esiste la pazzia ed esiste l'Amore. E la mia M. Dolcevita si è commossa e tra noi non c'erano parole, c'era questo legame lungo 13 anni e tanta storia. Ho salutato i genitori non nel solito modo, prendendoli in giro sulla data del prossimo appuntamento, perché la prossima volta che vedrò M. non sarà nella loro casa, ma nella sua. Nella sua da moglie.


How we love...


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Yesterday I enjoyed my night at my best-friend's hen party. We've known each other since 2001 even if I fell I've known her forever. There were alcohol, obscenities, fake penis and just 8 women that were celebrating someone with the right level of craziness to say "I do". At the end of the night we shared her sister-in-law bed and we fell aspleep holding our hands, as we were adolescent. I would not be in her shoes, I avoided being in the same situation and she said (quite drunk) something that I've always thought about her and her choices. Sometimes I believe I'm too rational to fail my analysis, I'd like to be wrong.  She asked me if it will work. I answered that yes, if they want to. I saw them, I saw the way the look at each other. I really don't know if love exists, but I'm pretty sure that a kind of magic does. She's getting married. We're growing up. On saturday I'm gonna cry a lot.