posted by Leb on ,

No comments

"Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere, potremmo essere suddivisi in quattro categorie. La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi: in altri termini, desidera lo sguardo di un publico. [...] La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti [...] C'è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata [...] E c'è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori." (Milan Kundera)

Same old story


posted by Leb on , ,

No comments

Ieri era la Befana e per la prima volta non ho avuto la calza. La Befana è una delle mie feste preferite, soprattutto da quando io e mia sorella siamo diventate abbastanza grandicelle da comprarci le "cose buone" da sole. Negli ultimi anni abbiamo ridimensionato un po' l'ammontare di zuccheri complessi, ma era sempre bello andare nella "busta della calza" e pescare qualcosa di diverso. 
La mia Befana ha suonato la sveglia presto, seguendo un po' la tradizione di vedermi sveglia all'alba per godermi la calza. Non avevo dormito molto, distrutta da un'insonnia a cui non saputo dare un nome. 
Ho rimesso il mio cartellino e la prima persona che ho incontrato  è stato proprio il mio Boss, nella nostra cucina, senza la sua solita giacca e cravatta. Ho rivisto anche alcuni dei miei studenti e ci siamo scambiati gli auguri. Ci sono cinesi che mi sorridono e io rispondo salutando tutti, anche se davvero non so chi siano. Ho aiutato un prof americano molto simpatico, abbiamo riso e ci siamo scambiati delle battute, neanche ci conoscessimo da una vita. L'ho aiutato con un lavoro che doveva fare e alla fine mi ha richiesto come mi chiamassi. 
E' stato bello tornare nell'ufficio amministrativo e augurare a tutti buon anno nuovo e tutti mi hanno salutata calorosamente.
Adesso sono in una posizione un po' scomoda, perché seguo i corsi del mio Boss, ma non sono la sua TA, sebbene mi abbia chiesto di continuare ad aiutarlo e gliene sia stato affidato un altro. Gli studenti mi chiedono se sia ancora io a tenere i seminari e lui mi ha detto che "pago il prezzo del mio successo", me l'ha ripetuto e io come mio solito non so accettare un complimento. La mia supervisor è disposta a pagarmi di più pur di farmi rimanere l'anno prossimo, mi fa il lavaggio del cervello per fare 'sto phd e io non riesco a decidermi. Mi sembra di essere attaccata ad un enorme elastico e appena mi pare di essere riuscita ad arrivare ad una decisione di qualsiasi natura, l'elastico ritorna e sono di nuovo punto e accapo.
Ho anni alle spalle in cui ho sempre fatto ciò che era necessario agli altri e ho reso tutti felici e contenti, senza preoccuparmi se le persone riconoscessero o meno il mio merito e dessero per scontato tutto quello che facevo.
So di essere schifosamente brava nel mio lavoro, perché il viziaccio di analizzare e il latente pessimismo mi permettono di evitare e risolvere molti problemi e qua sembrano tutti in attesa di qualcuno in grado di farlo.
Ho ancora difficoltà a fidarmi delle belle parole che mi dicono i miei capi. E non perché avverta il desiderio di compiacermi e sentirmele dire continuamente, quello che faccio è semplicemente quello che va fatto, se non lo facessi mi sentirai male, non è nella mia natura.
Ho passato una vita lavorando come un mulo in un'attività in cui credevo, e nemmeno venivo pagata, e ho mangiato montagne di merda. Credo sia normale che tenda a minimizzare quando mi fanno un complimento per il mio lavoro, è sostanzialmente una novità. E nonostante questo, temo che il pacco sia dietro l'angolo e non sono abbastanza oggettiva da capire se sia una paura infondata o un campanello d'allarme del mio istinto.

Delle caramelle gommose...


posted by Leb on ,

No comments

Né io, né mia sorella siamo state cresciute con vizi. Mia mamma è ancora oggi una strenua opponitrice dei grassi idrogenati, cosí niente merendine e/o patatine fritte confezionate, da piccole. Io e mia sorella risolvevamo comprando ogni tipo di schifezza quando mamma era costretta a lasciarci dalla nonna. 
Alla fine cresci con il desiderio di quelle cosacce e quando le mangi sembra sempre che il senso di colpa si depositi sul tuo fegato. Ancora oggi mangiamo patatine di nascosto, quando siamo a casa dei nostri genitori. 
E` facile assistere nei supermercati a scene di bambini che chiedono caramelle o junk food alle mamme e a mamme che negano o accondiscendono pur di non ascoltare i piagnucolii. Che io ricordi, difficilmente chiedevamo o davamo fastidio e aspettavamo le feste comandate per ricevere il nostro paradiso di zuccheri complessi. 

Oggi sono andata al supermercato con mia madre e nel reparto dei dolciumi mi faceva vedere le caramelle e mi chiedeva se ne volessi e mi ripeteva di prendere qualsiasi cosa mi piacesse. La verità è che non ho preso niente ed ero anche un po` in imbarazzo, dal momento che nel supermercato non eravamo sole e ho 27 anni e in valigia non posso mettere niente e non è il caso di imbarcarlo come grasso in eccesso, ma anche perchè ho una casa e posso comprare le cose che voglio  in un Paese dove beccarsi il diabete sembra un sport nazionale. Siamo comunque uscite da lí con un kg di caramelle gommose che mi sono ritrovata sulla scrivania. 

Mi sarebbe piaciuto vivere questa scena vent`anni fa, o almeno dire alla me di vent`anni fa che un giorno avrei vissuto quella scena.


posted by Leb on ,

No comments


the year of letting go, of understanding loss. grace. of the word ‘no’ and also being able to say ‘you are not kind’. the year of humanity/humility. when the whole world couldn’t get out of bed. everyone i’ve met this year, says the same thing ‘you are so easy to be around, how do you do that?’. the year i broke open and dug out all the rot with own hands. the year i learnt small talk. and how to smile at strangers. the year i understood that i am my best when i reach out and ask ‘do you want to be my friend?’. the year of sugar, everywhere. softness. sweetness. honey honey. the year of being alone, and learning how much i like it. the year of hugging people i don’t know, because i want to know them. the year i made peace and love, right here.

-Warsan Shire

Struffoli


posted by Leb on

No comments

Gli struffoli sono un dolce tipico natalizio delle mie zone. A me, come sono preparati di solito, non piacciono molto, li preferisco senza condimento, cioè senza il miele che li rende azzeccosi ed ingestibili. Oggi è 23 ed è il giorno giusto per partire ad impastare e scrivo la ricetta qui sul blog perché è una ricetta non troppo difficile che potrei riproporre a Londra: dove sta scritto che vanno fatti solo a Natale?

Alla fine sono gli ingredienti la parte più importante, il procedimento è sempre lo stesso.
Per 5 persone:
500gr farina,
75gr zucchero,
75gr olio
10gr sale,
4 uova,
2 grammi ammoniaca,
un poco di anice.

Il problema è che non so dove comprare l'ammoniaca in UK e soprattutto non posso comprare una bottiglia di anice, soprattutto perché quando vado a comprare dell'alcohol dovrei portare il passaporto, visto che non credono mai che abbia 27 anni. Proverò senza queste due cose e vedremo cosa ne uscirà.

Per la frittura, se non si lavora in coppia (e nel mio caso Mamma friggeva), conviene fare prima tutte le pallette e poi friggere in abbondante olio. "Mangiann' e frienn'" si dice da queste parti, appena cotti sono divini.


posted by Leb on ,

No comments

"Ci sono troppe cose di cui dobbiamo
occuparci ogni giorno, troppe cose nuove da imparare. Nuovi metodi,
nuove nozioni, nuove tecniche, nuove parole... E tuttavia
ci sono esperienze che, per quanto tempo possa passare e per
quante cosa possano accadere nel frattempo, non si riescono 
a dimenticare. Ricordi che non si sbiadiscono. Eventi che rimangono
dentro come pietre miliari."
( Murakami Aruki, daKafka sulla Spiaggia)

Eterno ritorno


posted by Leb on , , , ,

No comments

Il mio parrucchiere mi ha detto che Londra mi fa bene, mi ha vista serena e rilassata. E' vero, lo sono, sono in vacanza. Nel viaggio di ritorno in treno un vecchio mi ha abbordata e ha voluto fare conversazione. Mi ha fatto un sacco di complimenti e devo dire che mi ha fatto un certo effetto quando ho detto "vivo e lavoro in Inghilterra". Poi è sceso e nel frattempo era salito un ragazzone con gli occhi verdi con cui ho scherzato quando il vecchio è sceso. Io ho messo su la musica, ma quando ho visto il mare, mi è scappato di sorridere e così lui ha cominciato a parlare. Si è pure presentato e alla fine scendeva alla mia fermata, voleva offrirmi un caffè, ma io avevo voglia di tornare a casa e poca voglia di conversare. Mi ha salito la valigia su per le scale ed è stato proprio gentile, io non ci sono proprio abituata a questo tipo di attenzioni.
In realtà viaggiavo leggera e pensavo davvero a come sarebbe stato rivedere qui tutto.
La verità è che è tutto esattamente uguale, solo che adesso ho una casa anche a migliaia di chilometri da qui, il mio letto, le mie lenzuola, i miei vestiti e se sono così tranquilla è anche perché so che là tornerò.