My favourite game


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In principio fu Windows Messenger, MSN per gli amici, e i blog che dava la possibilità di aprire. Era il 2005 e venivo fuori da un'estate lunga e anche abbastanza difficile. Dopo un annetto le limitazioni della piattaforma mi fecero migrare verso Splinder e lì sono rimasta per parecchio. Avevo salvato i post sul Live Blog, ma non ricordo più né password, né come si faceva a recuperarli, intanto anche MSN è andato in pensione. Su Splinder avevo lettori e leggevo parecchi blog, fin quando ho smesso di scrivere con assiduità. Sapevo chi leggeva il mio blog e se si spezza la protezione dell'anonimato finisce sempre che ogni post venga filtrato e non sia più così "sincero". Ho avuto una breve parentesi su Wordpress, in un momento in cui c'era del malessere difficilmente condivisibile e l'unica soluzione mi sembrava lamentarsi in codice binario senza che nessuno lo sapesse. Qui su Blogspot ci sono arrivata per l'Università e si può leggere dal primo post.
Tutto questo perché da quando Splinder ha chiuso ho fatto migrare il vecchio blog sulla piattaforma di Iobloggo e adesso non riesco più ad accedervi. Anche ricordando le password, mi dà che sono incorrette e la procedura di recupero non mi invia la mail.
Fa uno strano effetto perché lì ci sono circa 5 anni di post. Già molti link erano andati persi nel passaggio e chissà se adesso riesco a recuperare tutto. 
Pensavo mi sarebbe dispiaciuto di più.

The Circle is closed beginning to end...


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I've just came back from a friend of mine's graduation. She is the first person I met during my first official day at university, in October 2005. I was walking quite fast behind her, I was sure I was late because of the trains, but looking at her I thought "ok, I'm not the last one to enter". We took a seat in the same line and after a while we started talking and we found out we were from the same place.
The following two years we spent a lot of time together, we talked about everything, our families, our cumbersome grandmothers, our tastes. We had our long and tiring trips together. We befriended. Then our academic careers diverged and I finished my bachelor, master and II level master, while she was challenging each exam and it was not easy for her. I gave her all my notes and we kept on touch even if not so often. She missed both my graduations, but I've always known she was there for me. Today she got graduated and I was there. I was in the same place I started all this long path that on 14th September will lead me to teach in London. I met people, some  old professors, and I spent the afternoon in the same Aula Magna where I earned my bachelor. It was quite wierd, old stories, gone back to the beginning, new life is just getting started anew.


Sun-dried


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Sono nata in un posto di mare, dove generazioni di persone lavorano sull'acqua salata e generazioni di persone vivono tutta l'estate alla spiaggia. Io odio andare alla spiaggia. Non capisco cosa ci sia di rilassante nel trovarsi in mutande (perché è inutile che facciamo i fighi, il costume, talvolta, è persino meno coprente dalla mutanda media) avanti alla gente, spiaccicati a terra sperando che la melanina si metta in circolo, con la sabbia che si infila in intercapedini sconosciute e i sassi che distruggono i piedi troppo piccoli per avere il sufficiente appoggio. E poi è inevitabile sudare. Io sudo la testa (eredità del babbo) sin da bambina e anche se ho la fortuna di non puzzare è comunque fastidioso. La soluzione sarebbe stare in acqua, ma il mare non è sempre pulito e stare a riva in piedi e a subirsi duecento bambini in tre metri di perimetro è un'impresa per niente rilassante. La mia resistenza al sole tra un bagno e l'altro è di 15 minuti, con libro, musica e tutto quello che può distrarmi. Anche se sono in compagnia, non è piacevole condividere le cose della mia vita con la signora sulla sdraio che ti ascolta amabilmente. O come oggi, che ho incontrato un amico che non vedevo da tempo e i tre ragazzi vicino la mia asciugamano adesso conoscono tutti i miei programmi futuri. La morale della favola è che scendo alla spiaggia molto presto, intorno alle 9, e risalgo intorno alle 12. La mia pelle comunque si rifiuta di abbronzarsi, quindi non vedo perché dovrei insistere. E, soprattutto, dalle 11 la gente aumenta e lo spazio vitale diminuisce.

Non credo che avrò problemi a vivere in un posto dove la spiaggia non è l'hobby estivo per eccellenza.

Ho un biglietto di sola andata per Londra. Per la prima volta ho guidato la macchina da sola.  Se 14 mesi fa mi avessero detto cosa avrei fatto oggi, non ci avrei creduto nemmeno per tutto l'oro del mondo.

Date da ricordare


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Queen Mary University of London

Safety clearance...


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La prima cosa che ho notato una volta arrivata al gate, un anno fa,  fu la macchina della Polizia e allora pensai, che sì, l'aereo mi aveva riportato in patria. E al controllo dei documenti stavo per dire: "Sono italiana, dude, dammi il cinque".

Ieri sono tornata in un posto dove non andavo da parecchio. Veramente non so più da quando, anche se ci ho passato così tanto tempo da conoscerne ogni centimetro quadrato. E' un posto che ho visto crescere e cambiare, essere attraversato da persone, storie, confidenze, ricordi, lacrime, giochi, baci, balli, risate, serate passate a guardare il cielo troppo illuminato. Ci sono arrivata da sola, mi sono persino data una sistemata, perché è il finito il periodo in cui esco di casa esattamente come sono in casa, ed è stato baci e abbracci e cosa stai facendo, ma allora sei tornata, che effetto ti fa essere ritornata, etc. Tutto sommato è stata una bella serata e per la prima volta dopo parecchi anni non avevo quella punta di nausea vedendo certe persone. Ho passato più tempo ad avvertire questa fastidiosa sensazione che a sentirmi completamente a mio agio lì. 

Nell'ultima puntata di Nurse Jackie, un paziente terminale dice alla protagonista che "la Chiesa non ti lascia mai" e non nel senso che è sempre al tuo fianco nel momento del bisogno, ma piuttosto che fa parte di te ed entra così nella tua testa che chiunque tu un giorno sarai, dovrai fare i conti con questa piccola parte di te lasciata in eredità. E' una sorta di tatuaggio indelebile, che magari ti hanno fatto o hai persino deciso di farti tu consapevolmente, di quelli che tieni in un posto nascosto e ne provi sempre un po' vergogna a mostrarlo.
A prescindere da ciò in cui credi, aver fatto parte di una comunità ti renderà in qualche modo affetto da una specie di sindrome di Stoccolma, senza riuscire a fare a meno di qualcosa che ti danneggia e che ha il potere di distruggere il tuo equilibrio mentale.

Io il filo l'avevo tagliato tempo fa, ma il processo di guarigione è lento e per niente semplice. Chi sono oggi viene fuori pure da quello che ho vissuto, ma quello che vivo oggi è assolutamente indipendente da ciò che accade ora lì, anche se coinvolge persone che sono tuttora importanti per me. La distanza di sicurezza, fisica e temporale, che ho messo da quel posto e quello che rappresentava per me ha richiesto grande e fatica, però ha funzionato.


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I'm waiting for answers. My life could completely change or not. Since I would love to, I've just change the templete, wishing myself Good luck.

"Favours", perché fa sempre più figo in inglese...


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... ma non è altro che la classica bomboniera...

Mi sono accorta di aver messo da parte già un numero considerevole di bomboniere. Matrimoni, lauree, nascite, insomma le solite cose. Ho una cassapanca dove dovrei conservare ciò che un giorno potrebbero servirmi. No, non la biancheria da corredo ché in quella non ci ho mai creduto. Ci sono anche le pagelle, i diplomi, i documenti, i miei denti da latte e altre cose conservate dal passato. Ho tirato fuori alcune bomboniere e ho avuto un po' di difficoltà a ricondurle all'evento a cui facevano riferimento. E questo è un male, visto che la bomboniera è il "ricordino" per eccellenza. Ho rimesso tutto a posto e ho pensato che forse una cristalliera non l'avrò mai, nemmeno una vetrinetta dove riporre questi simboli di chissaàchecosa in un'accozzaglia di stili e veletti. Le cristalliere sono tristi, come lo sono le mensolette di ninnoli che non avrei mai voglia di spolverare o i tavolini rotondi con la tovaglia di broccato e la piccola argenteria in bella mostra. Il problema è che non vai alla cerimonia, ricevi il tuo cadeaux e poi lo scarichi con i resti del pranzo da dodici portate. Pare brutto. Così finiscono da qualche parte fin quando non passa un numero sufficiente di anni a garantire la "gettabilità" e allora si regalano alle pesche di beneficenza (però che rabbia quando col numero estratto riporti a casa la bomboniera di un altro) oppure finiscono... Già, dove finiscono? Perché magari c'è il pezzo d'argento, la carrozza da principessa di cristallo, l'elicottero che sembra una balena, il porta-profumo giallo limone e quelli non puoi mica metterli nel sacco nero, però c'è pure la paletta per tagliare i dolci in madreperla che è deliziosa e quasi la userei. 
Ho sempre conservato molte cose, per ricordo, anche se ormai quasi mi fa paura riaprire certe scatole, e se poi non ricordo? oppure preferisco evitare quella leggera sensazione di imbarazzo che si ha nell' imbattersi in fasi passate della propria vita. Fotografare è meglio, semmai volessi stampare qualche foto occuperebbero poco spazio. E se la mia casa fosse troppo piccola per metterci una cassapanca? Queste cose comunque non verranno con me, ovunque andrò. Quello che ho imparato, nelle innumerevoli valigie che ho fatto, è che puoi trovare sempre solo un piccolo spazio per qualcosa di vecchio, ma devi lasciarne molto di più per qualcosa di nuovo.